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Le due portaerei e la strategia di Trump: così gli Usa preparano una guerra lunga settimane

Il Pentagono pianifica “operazioni di settimane” contro Teheran se fallisce la diplomazia. Rafforzata la presenza militare Usa nel Golfo: nel mirino non solo il nucleare, rischio guerra regionale

USS Abraham Lincoln
USS Abraham Lincoln
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Sull’Iran Donald Trump sembra fare sempre più sul serio. Mentre l’amministrazione repubblicana guidata dal tycoon muove una seconda portaerei dall’area del Venezuela al Medio Oriente e la strada diplomatica messa in piedi in Oman si restringe, due funzionari statunitensi rivelano alla Reuters che l’esercito Usa si sta preparando alla possibilità di “operazioni prolungate della durata di settimane” contro Teheran nel caso in cui il commander in chief dovesse decidere di risolvere il dossier iraniano con la forza. Uno scenario, sottolinea l’agenzia britannica, che rende evidente come il prossimo conflitto con il regime degli ayatollah potrebbe diventare più grave di quelli visti in precedenza tra i due storici nemici.

Le dichiarazioni delle fonti anonime consultate dalla Reuters arrivano a poche ore di distanza dalla conferma che il Pentagono invierà nelle acque mediorientali la USS Gerald Ford - la portaerei più grande del mondo affiancherà dunque nell’area la USS Abraham Lincoln - aggiungendo migliaia di soldati americani, aerei, cacciatorpediniere e altre armi nella regione rafforzando così il dispositivo bellico a disposizione di Trump nel caso in cui i colloqui diplomatici dovessero fallire. Proprio in merito ai negoziati, il presidente statunitense ha dichiarato che è “difficile raggiungere un accordo con l’Iran” aggiungendo che “a volte bisogna avere paura. È l’unica cosa che può davvero risolvere la situazione”.

Come quando Washington lanciò nel giugno scorso l’attacco contro gli impianti nucleari della Repubblica Islamica, anche in questo caso il Pentagono potrà contare sulla presenza di due portaerei. Questa volta, precisano però i funzionari citati dalla Reuters, la pianificazione in corso per un possibile attacco, è più complessa. In una campagna prolungata l’esercito Usa potrebbe infatti non limitarsi a colpire infrastrutture legate al programma nucleare di Teheran ma anche strutture statali e di sicurezza.

Di contro, gli Stati Uniti prevedono che un loro attacco massiccio contro il regime degli ayatollah porterebbe ad una sua pesante rappresaglia e al potenziale deflagrare una guerra regionale. Nel raggio d’azione dei missili iraniani ci sarebbero, tra i vari obiettivi, Israele e le basi Usa in Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Qatar e Turchia.

La Casa Bianca ammette attraverso la sua portavoce Anna Kelly che “per quanto riguarda l’Iran il presidente Trump ha tutte le opzioni sul tavolo”. Il commander in chief “ascolta diverse prospettive su ogni questione, ma prende la decisione finale in base a ciò che è meglio per il nostro Paese e la sicurezza nazionale”, ha proseguito Kelly. Lo stesso tycoon ha affermato che l’alternativa ad una soluzione diplomatica sarebbe “molto traumatica”.

Il rafforzamento della presenza militare americana nell’area rende evidente che Trump non escluda un attacco contro l’Iran. Un’eventualità che, secondo gli esperti, è diventata più probabile dal momento in cui a gennaio il leader statunitense ha condannato le violenze senza precedenti messe in atto dal regime nei confronti dei manifestanti scesi nelle strade per protestare per la crisi economica nel Paese arrivando a minacciare un attacco imminente contro Teheran.

In coerenza con la linea rossa tracciata dal capo della Casa Bianca, il Wall Street Journal ha riportato nelle scorse ore che l’amministrazione repubblicana avrebbe inviato segretamente circa 6000 terminali di Starlink in Iran dopo il blocco di internet messo in atto dalla Repubblica Islamica in parallelo alla brutale repressione delle proteste popolari. La fornitura dei terminali servirebbe proprio ad aiutare gli attivisti anti-regime ad aggirare le interruzioni di internet nella Repubblica Islamica.

Il possesso di terminali Starlink non è consentito in Iran e comporta una pena detentiva di diversi anni ma, riferisce il quotidiano Usa, decine di migliaia di iraniani li possiedono utilizzandoli per la condivisione di idee e informazioni

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