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Ecco quando Putin attaccherà la Nato: la profezia che preoccupa l'alleanza

Fonti consultate da Politico affermano che la Russia potrebbe agire entro i prossimi due anni

Ecco quando Putin attaccherà la Nato: la profezia che preoccupa l'alleanza
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Vladimir Putin potrebbe essere convinto che quello attuale sia il momento migliore per colpire l’Occidente. La preoccupante considerazione è stata riportata a Politico da alcuni politici del Vecchio Continente “a conoscenza diretta delle discussioni” attribuite a funzionari della difesa e legislatori europei secondo i quali il capo del Cremlino considera il 2027 o, al massimo, il 2028 come la finestra temporale entro cui mettere alla prova l’impegno dei Paesi occidentali nei confronti della Nato. Una convinzione dettata dalla permanenza alla Casa Bianca, sino al 20 gennaio 2029, di Donald Trump - il presidente Usa si è spesso scagliato contro gli alleati più che contro gli avversari dell’America - e da un’Unione europea che non ha ancora completato il suo rafforzamento militare.

“Qualcosa potrebbe accadere molto presto”, dichiara a Politico Mika Aaltola, membro finlandese della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, aggiungendo che “gli Stati Uniti si stanno ritirando dall’Europa, le relazioni transatlantiche sono in pessime condizioni e l’Ue non è ancora pienamente pronta ad assumersi le proprie responsabilità da sola”.

L’allarme lanciato dal sito di informazione viene, in parte, stemperato da un’importante precisazione riferita dagli insider europei. Le fonti di Politico hanno infatti spiegato che i funzionari della difesa e i politici europei, pur non escludendo che Putin possa lanciare un’offensiva diretta in un Paese della Nato, ritengono che tale tipo di attacco sia improbabile a causa dei pesanti costi che gravano su Mosca derivanti dal conflitto in Ucraina.

Lo stesso Aaltola sostiene che è molto più probabile che Mosca intraprenda un’azione più mirata o un’incursione volta “a creare ambiguità” nella speranza che la Nato si divida nel corso delle discussioni su una possibile attivazione dell’articolo 5 (la clausola contenuta nel trattato dell’Alleanza atlantica che vincola gli Stati membri alla difesa collettiva). Per l’eurodeputato sono diversi gli scenari che la Federazione potrebbe attuare, da “un’operazione con droni” ad iniziative nel Mar Baltico o nell’Artico, “contro piccole isole”. Aaltola sottolinea che un raid con droni non richiede truppe né l’attraversamento del confine e “se non ci saranno attacchi oltre confine, gli Stati Uniti potrebbero ritenere che la questione non sia strategicamente così importante”.

Ville Niinistö, presidente della delegazione del Parlamento europeo presso la commissione parlamentare per la cooperazione Ue-Russia, menziona l’eventuale ricorso di Mosca a “un’escalation che indebolisca” il Vecchio Continente, “ci faccia sentire minacciati e riduca il sostegno all’Ucraina”. Una mossa che potrebbe generare panico tra i partner occidentali.

C’è comunque da dire che il livello di allarme in Europa per le possibili mosse di Putin non è condiviso da tutti alla stessa maniera. La Finlandia e la Lituania sono al momento i Paesi più preoccupati per la minaccia russa mentre l’Estonia e la Nato cercano di avere un approccio più cauto e affermano che qualsiasi allarmismo alimenta le tattiche del Cremlino. Nonostante le cautele, il presidente estone Alar Karis invita comunque a riflettere sul fatto che “nessuno si aspettava la guerra in Ucraina”. “Siamo vigili. Siamo pronti. Teniamo gli occhi aperti”, aggiunge Karis.

Ancora una volta, sembra però che a spaventare maggiormente i tradizionali alleati dell’America non sia il leader della Federazione ma il presidente degli Stati Uniti. Il primo ministro polacco Donald Tusk la scorsa settimana ha dichiarato che “la più grave minaccia alla comunità transatlantica non sono i nostri nemici esterni ma la continua disgregazione della nostra alleanza”.

Trump ha definito la Nato una “tigre di carta” e il timore, spiega a Politico un alto funzionario della difesa europeo, è che, in caso di una sconfitta dei repubblicani alle elezioni di midterm, il tycoon, per cercare di recuperare consensi in vista delle presidenziali del 2028 (anno in cui cercherà di cedere il testimone ad un erede del movimento Maga), potrebbe fare appello alla sua base elettorale aumentando le critiche alla Nato e all’Europa e prendendo le distanza dall’Ucraina.

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