Non sono più le grandi navi da guerra, in larga parte affondate durante la guerra, a rappresentare il principale strumento della Marina iraniana. Oggi il fulcro della strategia di Teheran è una rete di piccole imbarcazioni veloci, i cosiddetti "barchini" dei Pasdaran: una forza meno visibile ma difficile da neutralizzare, costruita per operare secondo logiche di guerra asimmetrica. Quella che gli analisti definiscono 'flotta delle zanzarè è composta da centinaia, forse migliaia, di mezzi leggeri e ad alta velocità, armati in modo proporzionato alle dimensioni. Il loro impiego rompe gli schemi della guerra navale tradizionale: niente confronto diretto con flotte superiori, ma incursioni rapide e coordinate, pensate per colpire o mettere sotto pressione il traffico marittimo internazionale. Le radici di questa strategia risalgono agli anni successivi alla guerra Iran-Iraq e agli scontri con la Marina statunitense nel Golfo. Da quelle esperienze è maturata a Teheran la convinzione di non poter competere sul piano convenzionale con Washington. Da qui la scelta di sviluppare una capacità alternativa, fondata su mobilità, sorpresa e attacchi mordi e fuggi.
Le imbarcazioni sono progettate per essere veloci e difficili da intercettare: alcune superano i 60 nodi e possono essere equipaggiate con mitragliatrici, razzi e, in certi casi, missili antinave. Ma il vero punto di forza è l'impiego coordinato. La tattica chiave è quella dello "swarming", attacchi a sciame condotti da più direzioni che mettono sotto pressione anche sistemi difensivi avanzati. A rendere il sistema ancora più efficace contribuisce la capacità di nascondersi. Molti mezzi vengono custoditi in basi protette lungo la costa, talvolta ricavate nella roccia o in insenature difficili da individuare, e possono essere dispiegati in tempi molto rapidi. Non solo, diverse unità possono essere riconfigurate velocemente, passando da compiti di pattugliamento a missioni offensive con l'aggiunta di armamenti. Lo scenario ideale per questo tipo di operazioni è lo Stretto di Hormuz.
Qui la combinazione di spazi ristretti e traffico intenso limita la manovra delle grandi unità militari e amplifica l'efficacia di mezzi più piccoli. Il bersaglio principale resta il traffico commerciale. Petroliere e cargo, privi di difese adeguate, risultano esposti anche ad azioni limitate, capaci però di produrre effetti rilevanti.