Sono ore delicatissime per il futuro del Medio Oriente. I colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran proseguono dietro le quinte ma la fumata bianca è ancora lontana. Non solo: Donald Trump sta facendo pressione su Teheran per arrivare quanto prima a un'intesa. Il rischio, tuttavia, è che i muscoli del tycoon possano provocare un effetto contrario a quello auspicato. Già, perché le immagini satellitari mostrano come le forze armate Usa abbiano montato missili Patriot su lanciatori mobili nella principale base militare statunitense della regione, quella di al-Udeid in Qatar, da usare in caso di necessità. Altri segnali preoccupanti arrivano direttamente dalle autorità iraniane che hanno pensato bene di seppellire tutti gli ingressi dei tunnel del sito nucleare di Isfahan sono stati sepolti, un possibile segnale di una preoccupazione per eventuali attacchi sul sito.
Trump stringe i muscoli
Emblematica, a questo proposito, l'intervista rilasciata da Trump a Channel 12: senza accordo con l'Iran, gli Usa sarebbero pronti a intraprendere una dura azione nucleare come nella guerra dei 12 giorni avvenuta lo scorso giugno. "Gli iraniani vogliono molto arrivare a un accordo. O faremo un accordo, o faremo qualcosa di molto duro, come l'altra volta", ha dichiarato il presidente statunitense aggiungendo che considera di "inviare una seconda portaerei nella regione, oltre alla Lincoln".
L'ambasciatore Usa alla Nato, Matthew Whitaker, nel briefing con la stampa alla vigilia della riunione dei ministri della Difesa dell'Alleanza a Bruxelles, ha messo sul tavolo altri particolari non da poco. "Gli Stati Uniti hanno schierato un'armada in posizione e il presidente Trump continua ad avere tutte le carte in mano. Abbiamo imparato molto tempo fa che le chiacchiere servono a poco e che le capacità effettive, la vera potenza di fuoco, è ciò che alla fine fa vincere qualsiasi scontro. Speriamo di non arrivare a questo punto. Speriamo che gli iraniani ascoltino il presidente Trump", ha dichiarato l'alto funzionario statunitense.
Due, secondo Whitaker, le condizioni richieste da Trump all'Iran: la fine delle aspirazioni nucleari di Teheran, unita alla limitazione della produzione di missili balistici a medio raggio, così da eliminare ogni minaccia per la regione. Gli iraniani "hanno già visto quali sono le nostre capacità" e "non riesco a immaginare come, in pochi mesi, siano stati in grado di ricostituire e cambiare le dinamiche di questa situazione. Quindi penso che continueremo a dialogare con loro. Ci aspettiamo che tutti agiscano razionalmente", ha concluso.
Cosa succede in Iran
Mentre l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha informato del fatto che esiste una "straordinaria convergenza" fra Washington e Tel Aviv sui colloqui con Teheran. ("Tutti vorrebbero vedere una soluzione che non comporti una guerra, ma la decisione spetterà all'Iran"), la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha graziato 919 prigionieri in occasione della celebrazione dell'anniversario della Vittoria della Rivoluzione Islamica in programma nelle prossime ore, accogliendo la richiesta del capo della magistratura iraniana, Gholam Hossein Mohseni Ejei. Altri 1.189 prigionieri hanno invece avuto la pena ridotta o commutata.
Che si tratti di un segnale distensivo? Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha spiegato che Teheran proseguirà la sua azione diplomatica con gli Stati Uniti senza fidarsi dell'altra parte, ma affidandosi alle forze armate. "Percorreremo questa strada con gli occhi aperti, tenendo conto di tutte le esperienze passate, senza fiducia nell'altra parte e con fiducia nelle forze armate", ha affermato Araghchi durante un incontro con i comandanti dell'esercito.
L'Iran ha in ogni caso sigillato gli ingressi del sito nucleare di Ishafan: le immagini satellitari risalenti a domenica mostrano che due degli ingressi sono ora completamente coperti, mentre il terzo ingresso più a nord del complesso presenta anche ulteriori misure di difesa passiva. Gli analisti spiegano che Teheran sarebbe preoccupata per la possibilità di attacchi o raid da parte degli Stati Uniti o di Israele, o di entrambi, sul sito.
L'Iran ha adottato ulteriori misure di difesa civile nelle ultime settimane: 82 stazioni della metropolitana della capitale erano state trasformate in rifugi di emergenza e rifornite di attrezzature essenziali per la sopravvivenza.