Nel Golfo c’è un’arma che sta facendo parlare moltissimo di sé per l’efficacia operativa mostrata sul campo. Si tratta del missile sudcoreano Cheongung-II, ribattezzato “Riccioli d’oro” per la sua capacità di collocarsi a metà strada tra costo, efficacia e flessibilità. Secondo i dati diffusi dopo gli scontri legati al conflitto con l’Iran, il sistema avrebbe intercettato il 96,7% delle minacce in arrivo, abbattendo 29 bersagli su 30 tra droni e missili balistici.
Il jolly sudcoreano
Il Cheongung-II, noto anche come M-SAM, è un sistema terra-aria a medio raggio progettato per intercettare minacce a quote comprese tra i 15 e i 20 chilometri, con una portata operativa che arriva fino a circa 40-50 chilometri. Sviluppato dalle aziende sudcoreane LIG Nex1 e Hanwha, viene spesso accostato al Patriot statunitense, che resta il riferimento globale nel settore.
La differenza tra i due sistemi è nel prezzo e nei tempi: ogni intercettore coreano costa circa un quarto rispetto all’equivalente americano e può essere consegnato più rapidamente, in un momento in cui la domanda globale è cresciuta in modo esponenziale.
Nella guerra in Medio Oriente, i sistemi di difesa aerea sono diventati una risorsa critica e spesso insufficiente, tanto che Washington ha dovuto ridistribuire parte dei propri assetti nella regione. È qui che il sistema sudcoreano ha trovato spazio, con gli Emirati Arabi Uniti che già ne utilizzavano due batterie acquistate nel 2022. A proposito, il soprannome “Riccioli d’oro” nasce proprio da questo equilibrio: prestazioni elevate senza i costi proibitivi e senza il peso politico che accompagna altri sistemi occidentali o israeliani.
L’efficacia del Cheongung-II
Dopo l’impiego operativo contro le minacce iraniane, gli Emirati avrebbero chiesto di accelerare a Seoul le consegne delle batterie già acquistate e di aumentare le forniture, mentre anche Arabia Saudita e Iraq si muovono nella stessa direzione.
Il successo sul campo ha trasformato il Cheongung-II da alternativa economica a prodotto con una propria identità, sostenuta da dati reali e non solo da promesse industriali. Questo sviluppo potrebbe avere conseguenze anche sul mercato globale degli armamenti, in particolare per la Cina, che negli ultimi anni ha cercato di esportare i propri sistemi di difesa aerea senza però ottenere risultati paragonabili in Medio Oriente.
A pesare non sono solo le prestazioni, spesso meno documentate in scenari reali, ma anche fattori politici: i legami tra Pechino e Teheran rendono più cauti
i Paesi del Golfo, che temono possibili implicazioni strategiche. La Corea del Sud si presenta così come un fornitore più neutrale, capace di offrire tecnologia avanzata senza entrare direttamente nei giochi di alleanze.