L'attacco degli Stati Uniti all'Iran come sostegno ai manifestanti anti-regime sottoposti a una brutale repressione armata è imminente? Due funzionari europei hanno riferito all'agenzia d'informazione Reuters che l'intervento militare degli Stati Uniti contro l'Iran appare probabile, e secondo una delle due fonti anonime, potrebbe arrivare nelle prossime 24 ore.
Dall'acuirsi delle proteste che contano già migliaia di morti in tutte le province della Repubblica Islamica non sono stati registrati particolari movimenti militari nella regione; ciò non significa che un attacco mirato a sostegno del popolo iraniano che manifesta contro il regime degli ayatollah non possa essere condotto, a vari livelli e seguendo le diverse opzioni che gli analisti del Pentagono hanno illustrato al presidente Trump.
Oltre ad azioni economiche, ibride e psicologiche, gli Stati Uniti, che hanno già condotto con successo l'operazione Midnight Hammer lo scorso giugno, potrebbero usare la loro forza cinetica colpendo i centri di comando e altri target considerati rilevanti per i Guardiani della Rivoluzione Islamica dell'Iran, per la forza paramilitare iraniana fondata per disposizione dell'Ayatollah, il Basij, o per forze di polizia iraniane che stanno reprimendo nel sangue le manifestazioni di dissenso dei giovani iraniani che si sono uniti ai bazari iraniani, veri promotori delle manifestazioni.
Secondo gli analisti consultati dalla Cnn, un qualsiasi attacco con armi convenzionali di precisione non può permettersi alcuna vittima collaterale nella popolazione civile per non compromettere il senso dell'azione di sostegno; per questo ogni raid dovrà garantire una precisione chirurgica su obiettivi prefissati e certi, nel caso dei "centri di comando" o "alloggi di alti ufficiali" dei Pasdaran, che potrebbero anche venire "illuminati" da terra, se è vero che Teheran brulica di agenti stranieri.
Per compiere questa nuova missione nel cuore dello spazio aereo iraniano, le cui difese sono state pesantemente indebolite dall'Aviazione israeliana nel corso della cosiddetta Guerra dei 12 giorni, gli americani potrebbero affidarsi ai loro bombardieri strategici B-2 Spirit, che decollerebbero dalle basi negli Stati Uniti e verrebbero riforniti in volo, dai bombardieri supersonici B-1 Lancer, che hanno già svolto un piccolo ruolo nel raid sul Venezuela, o dai cacciabombardieri F-15 Strike Eagle e dai caccia multiruolo F-16 Viper. In ogni caso, quale che sia il vettore, verrebbero impiegati armi standoff da una distanza di sicurezza, per scongiurare il rischio di perdere piloti e aerei. Gli esperti hanno infatti menzionato le Joint Air-to-Surface Standoff Missile, o JASSM, armate con testate ad alta penetrazione, con una gittata fino a 1.000 chilometri.
Una seconda opzione, spesso selezionata dagli americani, sarebbe l'impiego di missili da crociera Tomahawk lanciati da unità di superficie o sottomarini della Marina che incrociano nel Mar Arabico. Come sempre, non si conoscono informazioni sulla presenza di sottomarini in quella che potrebbe diventare la "zona di operazioni", ma il cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke USS Roosevelt è in rotta nelle acque del Golfo.
In ogni caso, l'azione, per essere permeante e inviare il messaggio di supporto desiderato, deve necessariamente coincidere con i moti di rivolta che si stanno allargando a tutti i grandi centri abitati dell'Iran. Per questo non può essere schierato un dispositivo militare analogo a quello che si è ammassato al largo delle coste del Venezuela. Per consentire a Trump di mandare il suo messaggio alla guida suprema dell'Iran e al suo regime, gli strateghi del Pentagono devono selezionare i mezzi nelle loro basi aeree nel Golfo Persico, senza poter disporre di alcuna portaerei e di nessuna forza aerea imbarcata: la portaerei più vicina, infatti, è la USS Abraham Lincoln, che si trova nel Mar Cinese Meridionale.
Sempre secondo gli analisti che hanno parlato con la Cnn, oltre all'opzione di colpire strutture collegate all'economia personale di alcuni esponenti del regime, ci sarebbero gli impianti petroliferi nel Golfo Persico: "obiettivo più facile e sicuro" che "danneggerebbe economicamente l'Iran nel medio-lungo termine". L'unica certezza attuale è che il cosiddetto "Pizza Index", il peculiare sistema a cui molti si affidano per osservare la presenza prolungata di personale all'interno del Pentagono come presagio ufficioso di una crisi in corso o di un'azione militare imminente, è alle stelle.
Secondo le ultime informazioni, gli Stati Uniti hanno dato il via all'evacuazione di centinaia di truppe dalla base aerea di Al Udeid in Qatar, la più grande base aerea del Medio Oriente, proprio come precauzione.
Negli scorsi giorni, quando il presidente americano ha annunciato l'ipotesi di lanciare un attacco dimostrativo contro l'Iran, il Comando Centrale degli Stati Uniti, che si occupa delle operazioni nella regione del Medio Oriente, aveva chiesto del tempo per garantire la sicurezza delle basi nel caso di ritorsione iraniana, che prevede certamente l'uso di missili e droni esplosivi a lungo raggio.