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L'errore di identificazione e il duello nei cieli: ecco come un F-18 del Kuwait avrebbe abbattuto i caccia Usa

Un F-18 kuwaitiano avrebbe abbattuto tre F-15 statunitensi scambiandoli per droni iraniani

Un F-18 dell'aeronautica statunitense sul Mediterraneo (foto di repertorio).
Un F-18 dell'aeronautica statunitense sul Mediterraneo (foto di repertorio).
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L’incidente di “fuoco amico” che ha causato la perdita di tre caccia americani, tutti precipitati nei cieli del Kuwait lo scorso due marzo, sta assumendo risvolti peculiari. A quanto si apprende dalle ultime informazioni diffuse, che in questi giorni di concitazione sono sempre più difficili da verificare e confermare, la colpa non andrebbe attribuita ai sistemi della difesa antiaerea a corto o medio raggio, ma sarebbe attribuibile a un singolo caccia F/A-18 Hornet della Forza aerea del Kuwait, che ha abbattuto “per errore” tre F-15 Strike Eagle dell’Aeronautica statunitense, scambiandoli per droni iraniani. Uno di questi aveva colpito una base proprio il giorno precedente, causando la morte di sei americani.

Secondo una giornalista del Wall Street Journal che si avvale di “tre fonti a conoscenza dei resoconti iniziali dell’incidente”, i tre F-15E abbattuti in Kuwait sono stati vittime di un caccia kuwaitiano che ha impiegato missili a guida infrarossa, probabilmente degli Aim-9 Sidewinder, per colpire quelli che credeva essere droni kamikaze iraniani pronti a colpire le infrastrutture militari “amiche”.

In un primo momento le ipotesi si erano concentrate sulla possibilità che i caccia biposto americani fossero stati tracciati e abbattuti dai sistemi di difesa antiaerea terrestri, che li avrebbero tracciati e abbattuti “per errore” a causa di un errore di identificazione o di problemi associati ai sistemi IFF, acronimo di “Identification Friend or Foe”, un transponder di cui sono dotati tutti gli aerei da combattimento che trasmette un segnale criptato ai radar terrestri, che in questo modo possono distinguere l’amico dal nemico; invece questo incidente “blu-on-blu”, termine impiegato dalle forze armate statunitensi quando colpiscono erroneamente le proprie truppe o quelle alleate – per errori di identificazione, comunicazioni fallite o la cosiddetta "nebbia di guerra" – ha ricostruito un singolare scontro aria-aria tra caccia di 4ª generazione che, per fortuna, non ha causato vittime.

Tutti e sei i membri degli equipaggi, formati da un pilota e un navigatore, si sono lanciati con successo dai loro aerei e sono stati recuperati illesi dopo una breve discesa con il paracadute.

Secondo The War Zone, “scambiare velivoli tattici alleati per minacce reali in uno spazio di battaglia molto complesso e in rapida evoluzione” è un problema frequente. In Kuwait si erano registrati già due casi precedenti, ma quello che avrebbe portato un singolo caccia kuwaitiano ad abbattere con tre missili tre target come gli F-15E, che non possiedono sensori che li avvisino dei missili a ricerca infrarossa ma solo dei missili a ricerca radar, ricordano gli esperti, è sicuramente unico nel suo genere. Le nuove analisi che avvalorano questa tesi sottolineano che i “tre abbattimenti con tutti sopravvissuti” possono essere collegati solo a colpi inflitti direttamente alla coda, dove si concentra il calore dei motori e si vedono i postbruciatori, con sistemi d’arma di minore potenza. I piloti americani non si “sarebbero accorti di essere stati attaccati fino all'esplosione dell’arma”. Sarebbe stato differente se il pilota kuwaitiano avesse lanciato dei missili Aim-7 Sparrow o Aim-120 Amraam.

Ci sono ancora delle “riserve riguardo all’incidente”, confermato nella sua dinamica generale dal Comando

centrale degli Stati Uniti, incluso il fatto che l'Hornet abbia usato il suo radar per mettere a segno i Sidewinder, rendendo questo pilota tre abbattimenti più vicino al titolo di “asso sconsiderato” dei cieli del Kuwait.

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