Leggi il settimanale

L'unità 8200, le telecamere hackerate e i missili: ecco come è stato ucciso Khamenei

Dall’hacking delle telecamere urbane ai missili balistici aviolanciati: così l’intelligence israeliana avrebbe coordinato lo strike contro la guida suprema iraniana.

L'unità 8200, le telecamere hackerate e i missili: ecco come è stato ucciso Khamenei
00:00 00:00

L’eliminazione dell’ayatollah Ali Khamenei sarebbe stata resa possibile dall’Unità 8200 dell’intelligence militare israeliana, che, secondo la ricostruzione pubblicata dal Financial Times, avrebbe hackerato le telecamere per il traffico installate nelle vie di Teheran, consentendo all’Aman, il Direttorato dell'intelligence militare, di coordinare il raid per colpire il punto esatto in cui si sarebbe trovata la guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran.

Una combinazione di “tecnologia e fattore umano” che, secondo altre versioni, avrebbe coinvolto lo spionaggio statunitense, gli aerei da combattimento israeliani in grado di trasportare le armi di precisione più efficaci e, soprattutto, la divisione di hacker militari esperti di intelligence dei segnali elettromagnetici, analisi Osint, decrittazione di informazioni e codici cifrati e guerra cibernetica.

La capacità di insinuarsi nel sistema di controllo e monitoraggio del traffico stradale avrebbe reso possibile il controllo degli spostamenti intorno al compound che accoglieva il centro di comando iraniano e che ospitava Khamenei e i suoi fedelissimi. Sorvegliando movimenti, studiando dettagli e abitudini, le spie cibernetiche sarebbero state capaci di “ricostruire i movimenti” dei vertici iraniani, per attendere il momento giusto per colpire. Memore del flop in cui si risolse il raid lanciato contro i vertici di Hamas a Doha, l’intelligence avrebbe seguito tracce e orari, ricostruendo un percorso quasi quotidiano. Sarebbero finiti per “conoscere Teheran come Gerusalemme”, hanno riferito le fonti al giornale britannico. Ma chi può garantire che non si tratti di una falsa pista, un depistaggio per confondere le carte voltate precedentemente, secondo le quali era stata la Cia a seguire per mesi gli spostamenti dell’ayatollah e imbeccare gli israeliani sul “momento favorevole” per portare a termine la “decapitazione” del regime iraniano.

Gli israeliani avrebbero letteralmente “occupato” la rete telefonica, impedendo le comunicazioni tra gli addetti alla sicurezza, e una volta che la fonte diretta ha “confermato la presenza di Khamenei” nel “bunker più profondo”, scrive Guido Olimpio sul Corriere della Sera. A quel punto i cacciabombardieri F-15 Baz che portano la stella di Davide sulle ali hanno lanciato decine di missili “Sparrow”, missili balistici aviolanciati a medio raggio che possono essere armati con una testata ad alta penetrazione, con una gittata effettiva di 2.000 chilometri. Missili analoghi a quelli che erano stati impiegati nel fallito raid su Doha, quando gli israeliani tentarono la decapitazione dei vertici di Hamas, mancando il bersaglio.

Questa volta i missili sarebbero andati a segno, polverizzando il compound in superficie e penetrando il cemento armato dei bunker, amplificando l’onda d’urto dell’esplosione e non lasciando scampo a Khamenei e al suo staff.

Secondo quanto riportato sempre dal Financial Times, il piano di eliminazione e le modalità dello strike risalirebbero a un progetto studiato ed elaborato nei primi anni 2000 dall’allora capo del Mossad, Meir Dagan, su ordine del premier Ariel Sharon.

La sua realizzazione, invece, sarebbe stata resa possibile oltre vent’anni dopo, sotto il controllo del vertice dell’Aman, per ordine del primo ministro Benjamin Netanyahu, grazie ai combattenti cibernetici dell’Unità 8200.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica