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Dal "nemico interno" alla potenza di fuoco: le 5 lezioni che la Cina ha appreso dalla guerra in Iran

La Cina ha tratto cinque lezioni strategiche dai raid di Usa e Israele in Iran. Pechino proverà a metterle in pratica

Dal "nemico interno" alla potenza di fuoco: le 5 lezioni che la Cina ha appreso dalla guerra in Iran
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L’operazione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha attirato una forte condanna da parte di Pechino. Pur senza intervenire in maniera diretta a sostegno di Teheran, la Cina osserva con attenzione le conseguenze del conflitto che sta montando in Medio Oriente. Pare addirittura che, in base a quanto emerso sui social d’oltre Muraglia, l’esercito cinese abbia identificato cinque “lezioni chiave” dalla campagna bellica di Washington e Tel Aviv. Tra queste, il pericolo più grave deriverebbe dal “nemico interno”, cioè tradimenti o fughe di informazioni che possono compromettere la sicurezza nazionale.

Le “lezioni” cinesi della guerra in Iran

Come ha spiegato il portale Eurasiantimes, la seconda lezione appresa dalla Cina, almeno in base al post trasmesso via social, avverte contro la fiducia cieca nella diplomazia: nonostante i negoziati, un avversario può scegliere la forza.

La terza lezione evidenzia la realtà fredda del potere militare superiore, dimostrando che la capacità offensiva spesso determina gli esiti sul campo. La quarta mette in guardia sull’illusione di una vittoria rapida, sottolineando che i guadagni tattici possono generare instabilità regionale. Infine, la quinta lezione ribadisce l’importanza dell’autosufficienza, una strategia che l’Iran ha cercato di sviluppare negli ultimi decenni e che rispecchia la dottrina cinese di costruire capacità interne robuste.

La Cina, dal canto suo, ha espresso preoccupazione per le conseguenze umanitarie dei bombardamenti. Come riferisce Agence-France Presse, il rappresentante permanente cinese all’Onu, Fu Cong, ha condannato gli attacchi che hanno colpito bambini e scuole, esortando le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario. La preoccupazione di Pechino si concentra sulla protezione dei civili e sul rispetto delle norme umanitarie, sottolineando che la guerra produce effetti devastanti sulla popolazione più vulnerabile.

La posizione della Cina

Sul piano diplomatico la Cina ha mantenuto un ruolo di mediazione e pressione politica per fermare l’escalation. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, secondo Xinhua, ha dichiarato al collega israeliano Gideon Saar la ferma opposizione di Pechino agli attacchi militari, specificando come la forza non risolva i problemi ma generi nuovi conflitti e gravi conseguenze a lungo termine.

Wang ha ribadito la richiesta di un immediato cessate il fuoco e il ritorno al dialogo, evidenziando la volontà di Pechino di proteggere la stabilità regionale e la sicurezza della popolazione civile.

L’analisi cinese degli eventi iraniani, secondo i media ufficiali, funge in sostanza da monito per l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese: prepararsi a eventuali conflitti, ridurre la dipendenza da alleanze esterne,

rafforzare le capacità interne e gestire con prudenza le minacce interne ed esterne, riconoscendo che il controllo della tecnologia e della strategia militare resta determinante per la sopravvivenza e l’influenza internazionale.

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