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Prove di exit strategy Washington-Teheran. Donald vuole la firma prima di vedere Xi

Iran in difficoltà, Trump stretto tra economia e elezioni. E punta ad arrivare "forte" in Cina

Prove di exit strategy Washington-Teheran. Donald vuole la firma prima di vedere Xi
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Ispezioni potenziate delle strutture iraniane, inclusi «controlli a sorpresa» da parte degli ispettori dell’Onu. Potenziale trasferimento dell’uranio altamente arricchito dell’Iran al di fuori dei suoi confini, possibilmente verso gli Stati Uniti Garanzie vincolanti da parte dell’Iran di non perseguire lo sviluppo di armi nucleari. Da anni Teheran sostiene di essere interessata al nucleare solo per scopi civili, ma è in possesso di circa 450 chilogrammi di uranio arricchito considerati pericolosi trano attraverso i media segnalano elementi di novità.

È Axios a riferire che la Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con l’Iran su un memorandum d’intesa di una sola pagina: stop ai combattimenti; riapertura della navigazione nello Stretto; stabilire un quadro di riferimento per negoziati più dettagliati sul nucleare. L’accordo prevederebbe da parte di Teheran una moratoria sull’arricchimento dell’uranio di 12 o 15 anni (la proposta iraniana era di 5 anni, mentre gli Stati Uniti ne richiedevano 20). Teheran, inoltre, accetterebbe di rimuovere dal Paese le scorte di uranio altamente arricchito. Da parte americana ci sarebbe la revoca delle sanzioni e lo scongelamento di miliardi di dollari di fondi iraniani congelati.

Troppo presto, per il momento, per stabilire se si tratti o meno di una versione aggiornata del Jcpoa, l’accordo firmato da Barak Obama nel 2015 e cancellato da Trump due anni dopo. Sarebbe per Washington Con una virata improvvisa, in linea con le attuali difficoltà di navigazione nelle acque di Hormuz, Donald Trump ha annunciato la sospensione «per un breve periodo» del Project Freedom per «verificare e finalizzare» un possibile accordo con l’Iran. L’operazione di scorta delle navi mercantili, avviata di fatto il giorno prima per incoraggiare le compagnie di navigazione (e quelle assicurative) a riprendere la navigazione nello Stretto, viene messa in standby per fare spazio alla diplomazia. Il blocco navale Usa rimarrà e se Teheran «non accetterà» le richieste di Washington, i bombardamenti «riprenderanno» con maggiore intensità rispetto alla prima fase del conflitto, ha chiarito il presidente. È uno scenario al quale abbiamo già assistito dall’inizio della guerra, ma le indiscrezioni che filil tycoon un deja vu imbarazzante, dopo che per anni ha definito quell’accordo «il peggiore della Storia». Si tratterebbe anche di un esito minimalista del conflitto, dopo che lo stesso Trump, due mesi e mezzo fa, nell’annunciare l’avvio di Epic Fury, il nome assegnato all’operazione militare contro l'Iran, aveva imposto come unica soluzione accettabile la «capitolazione totale» del regime di Teheran. Ma anche da parte iraniana, a giudicare dalle reazioni contraddittorie, fatte di precisazioni e parziali smentite, è percepibile l’imbarazzo del momento. La Casa Bianca, nei giorni scorsi aveva avvertito: «Quello che dicono in pubblico è diverso da quello che dicono a noi in privato». E tuttavia, per entrambe le parti, se dovesse essere confermata, quella prospettata nelle ultime ore sarebbe l’unica exit strategy possibile per evitare una ripresa della guerra che avrebbe gravi conseguenze, sia per Washington che per Teheran.
L’economia americana non può reggere ancora per molto prezzi della benzina proiettati oltre i 5 dollari al gallone. Senza contare le altre ricadute politiche di un conflitto altamente impopolare, in vista del voto di midterm di novembre. Oltre all’ostacolo legale del War Powers Act, la legge che impone al presidente Usa di chiedere l’approvazione del Congresso, trascorsi 60 giorni dall’avvio di operazioni militari. È per questo che martedì, il segretario di Stato Marco Rubio, aveva annunciato che «Epic Fury è finita». Per gli iraniani, il cui apparato militare-industriale è enormemente indebolito, avere mantenuto in vita il regime degli ayatollah sarebbe di per sé un successo. La prossima settimana, Donald Trump incontrerà a Pechino Xi Jinping.

Presentarsi con un accordo in fase di finalizzazione rafforzerebbe la posizione del presidente Usa davanti al leader cinese, altrimenti indebolita dalla situazione di stallo nel Golfo Persico. «Sarebbe l’ideale. Non è indispensabile, ma sarebbe l’ideale», ha detto il tycoon.

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