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"Scorte a rischio": perché la guerra in Iran rovina i piani di Xi

La guerra in Iran sta mettendo alla prova le riserve strategiche cinesi e testando i piani di Xi per sicurezza energetica e alimentare

"Scorte a rischio": perché la guerra in Iran rovina i piani di Xi
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La guerra in Iran starebbe mettendo a dura prova i piani di Xi Jinping per garantire la sicurezza energetica e alimentare della Cina. Dopo il suo terzo mandato il leader cinese aveva infatti spinto per aumentare le scorte strategiche di petrolio, gas e materie prime essenziali, avvertendo di pari passo i dirigenti del Partito Comunista Cinese di prepararsi ai “peggiori scenari possibili”. Il risultato? Negli ultimi anni, Pechino ha speso miliardi di dollari per accumulare riserve che dovrebbero proteggere la nazione da shock improvvisi nelle forniture. Attenzione però, perché il conflitto che ha travolto Golfo Persico, con attacchi statunitensi e israeliani sull’Iran, potrebbe almeno in parte stravolgere i piani di Xi.

La strategia di Pechino

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Cina mantiene il livello delle sue riserve segreto, ma analisti stimano che il paese disponga tra 1,1 e 1,4 miliardi di barili di petrolio, una quantità sufficiente a coprire tra 100 e 110 giorni di importazioni. Altri esperti suggeriscono che le riserve reali possano superare i 2 miliardi di barili.

In ogni caso, nei primi due mesi dell’anno le importazioni di greggio sono aumentate del 16%, senza un corrispondente aumento della domanda interna, segno che Pechino sta continuando a rafforzare le proprie scorte. Anche il bilancio della Difesa economica e delle riserve prevede spese crescenti: nel 2026 saranno destinati 110,68 miliardi di renminbi per l’accumulo di materie prime, con un aumento dell’8,1% rispetto all’anno precedente.

Sulla base di quanto scrivono i media locali, le riserve includono non solo petrolio e gas, ma anche alimenti e prodotti chimici, come zolfo e metanolo, fondamentali per fertilizzanti, batterie e semiconduttori. Certo, sebbene la Cina sia relativamente ben preparata rispetto ad altri grandi Paesi, la crisi in Iran ha evidenziato la vulnerabilità delle forniture marittime e la necessità di nuove rotte alternative.

Cosa rischia la Cina?

Il conflitto ha spinto Pechino a considerare piani di emergenza più complessi. Se le interruzioni dovessero durare mesi, la Cina potrebbe coordinare le forniture energetiche con i membri della Shanghai Cooperation Organisation, come Russia e Iran, utilizzando trasporti terrestri e vie ferroviarie sino-europee.

Il motivo è presto detto: nonostante la rapida crescita delle energie rinnovabili e l’espansione della produzione interna di petrolio e gas, le riserve strategiche restano il cuore della sicurezza nazionale e il “salvagente” dell’economia.

In un simile contesto, le province più dipendenti dalle importazioni potrebbero subire impatti maggiori in caso di blocchi prolungati.

Per Xi e il suo governo, dunque, la lezione è chiara: accumulare scorte non basta se le tensioni geopolitiche minacciano le rotte chiave di approvvigionamento. La Cina dovrà insomma continuare a cercare forniture alternative per ridurre gli eventuali rischi futuri.

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