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“La spada e lo scudo”: ecco come le portaerei Usa schermano Israele e le basi americane

Il dispiegamento di due portaerei Usa sarebbe centrale per la strategia di difesa di Washington in vista della rappresaglia di Teheran

“La spada e lo scudo”: ecco come le portaerei Usa schermano Israele e le basi americane

A differenza dell’attacco a Teheran del giugno scorso, quello lanciato oggi da Washington (e Israele) non è arrivato del tutto inaspettato. Tutti i segnali dell’imminenza di un raid contro il regime degli ayatollah, infatti, lampeggiavano rosso da settimane. Nelle ultime 24 ore l’allarme era salito di livello. “Non voglio ricorrere alla soluzione militare ma a volte va fatto”, aveva detto ieri Donald Trump manifestando la sua delusione per i negoziati con la Repubblica Islamica, lasciando così intendere che l’ora X fosse davvero vicina. A segnalare però l’imminente avvio della resa dei conti con la Repubblica Islamica è stato l’arrivo, al largo di Israele, della portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande e avanzata al mondo.

L’ammiraglia, scrive il Jerusalem Post, non è una semplice piattaforma per il lancio di aerei ma una fortezza tecnologica progettata per proiettare la potenza americana ovunque nel mondo. L’invio della Ford nella regione, dove è già presente la portaerei Abraham Lincoln (più precisamente ad est dello Stretto di Hormuz), è stato annunciato dal Pentagono nelle scorse settimane e il suo trasferimento dall’Atlantico al Mediterraneo è stato seguito dagli strateghi militari iraniani con grande apprensione. Con una certa difficoltà, se si considera che la Ford opera in una “modalità fantasma” elettromagnetica che, attraverso la disattivazione del suo sistema di identificazione automatica e dei trasmettitori Gps, dovrebbe renderla di fatto invisibile ai siti web di tracciamento civili e alle app di navigazione. C’è però da dire che MizarVision, società cinese (dettaglio non da poco), era riuscita a tracciare i movimenti del gigante d’acciaio, assieme a quelli di altre unità Usa, e a pubblicarli sul social X.

Qualche dato aiuta ad avere contezza di come la Ford rappresenti un incubo per Teheran. La portaerei in questione è lunga oltre 337 metri, è costata circa 13 miliardi di dollari e può contare su un equipaggio composto da oltre 4500 persone. Essa può trasportare oltre 75 velivoli, tra cui aerei d’attacco e per la guerra elettronica ed elicotteri, e può sostenere una frequenza di 160 lanci al giorno. Un numero, quest’ultimo, che in situazioni di emergenza può arrivare a 270 in 24 ore. Statistiche dietro le quali si nascondono comunque rilevanti problemi, come quello dei sistemi fognari andati in tilt nelle scorse ore e che hanno richiesto una sosta tecnica a Creta.

L’arrivo nella regione della Ford - in precedenza dispiegata al largo del Venezuela durante l’operazione che ha portato all’estrazione del dittatore Nicolás Maduro - e il suo posizionamento al largo delle coste israeliane alla vigilia degli attacchi contro Teheran, ovviamente, non sarebbe frutto del caso. La portaerei più grande del mondo garantirebbe a Tel Aviv la protezione dalla rappresaglia del regime degli ayatollah, il quale, se dovesse percepire che sia in gioco la sua sopravvivenza, potrebbe fare ricorso, più che in passato, al lancio massiccio di missili contro lo Stato ebraico e altri obiettivi Usa in Medio Oriente.

Secondo l’analista Shanaka Anslem Perera, la presenza nell’area di due portaerei Usa non sarebbe una mera ridondanza ma il frutto di una precisa ’architettura strategica. La Lincoln rappresenterebbe “la spada”, posizionata per garantire incursioni rapide nello spazio aereo iraniano mentre la Ford sarebbe “lo scudo”, appunto, a protezione di Israele. “Questa è un’assicurazione sull’escalation”, si legge in un post pubblicato su X da Perera, il quale sottolinea che la Ford è posizionata in modo che qualsiasi risposta iraniana agli attacchi Usa “diventi automaticamente un attacco contro forze americane, attivando il pieno e illimitato peso della risposta militare statunitense senza che sia necessaria alcuna ulteriore decisione politica”. “La Ford”, prosegue l’esperto, “non è lì per prevenire l’escalation. È lì per garantire che, se l’escalation arriva, arrivi a condizioni che rendano la moderazione americana politicamente impossibile e la partecipazione degli alleati politicamente inevitabile”.

C’è un ulteriore livello di lettura della strategia che Washington ha messo in piedi contro il regime teocratico e che parte da quanto riscontrato durante la guerra dei 12 giorni.

Nel giugno del 2025, il conflitto con l’Iran ha portato ad un preoccupante abbassamento delle scorte di missili antibalistici israeliani e statunitensi e questa volta, con le sortite dalle portaerei e dalle installazioni americane nella regione, l’amministrazione Usa guidata da Trump, assieme al suo alleato israeliano, punta a distruggere i missili di Teheran prima che possano essere lanciati. Un piano che si basa sul famoso assunto militare secondo cui “in guerra bisogna colpire l’arciere e non le frecce

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