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Strike di Israele poil'attacco Usa: qual è la strategia segreta di Trump contro l'Iran

La Casa Bianca punterebbe su un primo strike di Tel Aviv per legittimare raid Usa contro Teheran in caso di risposta iraniana, tra timori su scorte e consenso interno

Strike di Israele poil'attacco Usa: qual è la strategia segreta di Trump contro l'Iran
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Nel caso di una ritorsione iraniana contro Israele, sarebbe più semplice raccogliere consensi negli Stati Uniti e lanciare una campagna aerea su larga scala contro l'Iran. Sono queste le idee dei consiglieri del presidente Donald Trump, che in “discussioni riservate” avrebbero avanzato l’ipotesi che un attacco iniziale israeliano potrebbe “giustificare” un'azione militare statunitense in caso di rappresaglia da parte dell’Iran.

Stando alle fonti di Politico, i consiglieri senior della Casa Bianca "preferirebbero" che fosse Israele a colpire per primo l’Iran, nel caso i negoziati che si terranno oggi a Ginevra fallissero o non portassero a progressi rilevanti sulle tematiche al centro dei colloqui: impedire alla Repubblica Islamica dell’Iran di ottenere un’arma atomica e i vettori missilistici adeguati al suo potenziale impiego.

Gli israeliani, di fatto, aprirebbero la strada agli Stati Uniti, che lancerebbero una campagna aerea su "larga scala", colpendo obiettivi prefissati come centri di comando, asset militari e infrastrutture critiche collegate al programma nucleare e missilistico iraniano. In questo modo, spiegano le fonti al corrente delle riflessioni portate avanti dai consiglieri americani, la situazione politica sarebbe “migliore” “se gli israeliani agissero per primi e da soli e gli iraniani rispondessero”, considerando che una ritorsione iraniana “aiuterebbe a raccogliere il sostegno degli elettori americani per un attacco statunitense”. Un copione semplice che difficilmente troverebbe obiezioni o disaccordo da parte israeliana.

La scorsa settimana il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è recato alla Casa Bianca proprio per fare “pressione sull’amministrazione” affinché facesse “tutto il necessario per ostacolare il programma nucleare iraniano”. Tra gli obiettivi israeliani c’è anche quello di eliminare la minaccia rappresentata dai missili balistici di Teheran, attualmente l’unico vero deterrente che garantisce all’Iran lo status di potenza regionale. Un apporto militare “rilevante” de parte di Israele potrebbe essere considerato “auspicabile” per calmare le preoccupazione sollevate da un’altra analisi della situazione militare generale sta interessando la Casa Bianca in questi giorni, quella legata ai rapporti secondo i quali “l'esaurimento delle riserve di armi statunitensi - da impiegare in una vasta azione militare contro l’Iran - possa incoraggiare la Cina a muovere contro Taiwan”.

Israele ha già condotto due importanti attacchi aerei in profondità nel territorio iraniano, inviando centinaia di caccia per colpire stazioni radar, sistemi di difesa e altri asset militari. Per questo non dovrebbe avere problemi a raccogliere il suggerimento, lanciando operazioni su scala ridotta come “Days of Repentance”, operazione condotta il 26 ottobre 2024 dall'Aeronautica Militare Israeliana con aerei da caccia F-35 Adir, F-15 Raam e F-16 Sufa, che hanno colpito siti militari, fabbriche di missili e sistemi di difesa aerea come le batterie di missili antiaerei S-300 e S-400, oppure un’operazione su vasta scala come i raid lanciati nel corso dell’operazione “Rising Lion” il 13 giugno 2025. Nel contesto di quella che è stata ribattezzata la “guerra dei 12 giorni”, i caccia israeliani colpirono ancora una volta depositi missilistici, centri di ricerca nucleare, raffinerie e impianti energetici iraniani. Poi fu la volta degli americani, che lanciarono l’operazione Midnight Hammer, colpendo il sito di arricchimento dell'uranio di Fordow, l’impianto nucleare di Natanz e il Centro di tecnologia nucleare di Isfahan.

Secondo alcune analisi, gli attacchi sferrati da israeliani e americani non sono stati decisivi e si ritiene abbiano soltanto “ritardato di mesi” il programma nucleare dell’Iran, che aveva preventivamente spostato le sue riserve di uranio in altri siti sotterranei segreti.

Alcuni esperti citati dal Wall Street Journal avrebbero inoltre affermato che le immagini satellitari non mostrerebbero “prove chiare che l'Iran stia attivamente ricostruendo un programma di armi nucleari”, mentre David Albright, ex ispettore nucleare delle Nazioni Unite, ha affermato che il programma nucleare iraniano sembra "essenzialmente sospeso”.

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