La tregua annunciata da Donald Trump sugli attacchi russi in Ucraina si ridimensiona e prende contorni più ristretti. Dopo le dichiarazioni del presidente americano, che aveva parlato di una sospensione di una settimana concordata con Vladimir Putin, il Cremlino ha chiarito che lo stop riguarda esclusivamente la capitale Kiev e resterà in vigore fino a domenica 1 febbraio compresa. La decisione, ha spiegato il portavoce Dmitry Peskov, è stata presa “su richiesta della Casa Bianca” per “creare condizioni favorevoli ai negoziati” con la controparte ucraina, attesi – salvo cambiamenti – ad Abu Dhabi.
La precisazione russa ha alimentato una certa confusione sulle reali dimensioni della tregua. Alla domanda se Mosca rispetterà lo stop, Peskov ha parlato di un “appello personale” di Trump, mentre le agenzie russe hanno fornito letture divergenti: per Ria Novosti la Russia avrebbe accolto la richiesta americana, per Tass si tratterebbe solo della conferma dell’iniziativa statunitense. Trump, dal canto suo, si è detto fiducioso, riconoscendo però che Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “si odiano”, elemento che rende “molto difficili” i colloqui, pur lasciando intravedere la possibilità di un accordo.
Sul terreno, intanto, la guerra non si è fermata. Al di fuori di Kiev i raid russi sono proseguiti: nella notte tra giovedì e venerdì l’Aviazione ucraina ha segnalato il lancio di 111 droni, di cui 80 abbattuti. Zelensky ha sostenuto che non ci sarebbero stati attacchi contro le infrastrutture energetiche, ma che le forze russe starebbero concentrando i raid su obiettivi logistici. Gli ultimi bombardamenti su Kiev risalgono alla notte tra il 23 e il 24 gennaio, poche ore prima dell’avvio della prima tornata di colloqui russo-ucraini con mediazione americana, alimentando l’ipotesi che la tregua sulla capitale sia di fatto già in vigore dall’inizio delle trattative.
Resta però l’incertezza sul futuro dei negoziati. Zelensky ha avvertito che data e sede dell’incontro di domenica potrebbero cambiare a causa delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran perché Abu Dhabi potrebbe non essere sicura. Nel merito, il presidente ucraino ha ammesso che “non si è riusciti” a trovare un compromesso sulla questione territoriale, in particolare sul Donabas, con Washington che avrebbe proposto una “zona franca” ancora da definire. Kiev accusa inoltre Mosca di aver sospeso gli scambi di prigionieri perché non ne trarrebbe “alcun vantaggio”.
Duro anche il botta e risposta sull’ipotesi di un incontro diretto tra i due leader. Zelensky ha escluso di recarsi a Mosca e ha invitato Putin a Kiev “se ha il coraggio”, provocando la replica del Cremlino, secondo cui sarebbe stato lo stesso presidente ucraino a chiedere un faccia a faccia, ottenendo come unica risposta la disponibilità russa a ospitarlo nella capitale.
Mentre l’Occidente valuta se la cosiddetta “tregua del gelo” verrà rispettata, l’Unione europea continua ad accusare la Russia di usare l’inverno come arma. In questo quadro si inseriscono anche nuove iniziative di sostegno a Kiev. L’Estonia ha annunciato un pacchetto di aiuti umanitari da circa 400 mila euro per far fronte alla crisi causata dagli attacchi alle infrastrutture energetiche: fondi destinati alla creazione di centri mobili riscaldati a Kiev, al supporto dei centri di evacuazione con generatori e carburante e all’acquisto di attrezzature per i soccorritori della Protezione civile ucraina. “Putin sta usando il freddo e l’oscurità come arma – ha dichiarato il ministro degli Esteri Margus Tsahkna – ma la guerra non si può vincere solo con il coraggio”.
Sul fronte della sicurezza regionale, i ministri della Difesa di Estonia, Lettonia e Lituania hanno inoltre firmato a Tallinn un accordo per la creazione di un’area comune di mobilità militare, che consentirà al materiale bellico dei tre Paesi di muoversi rapidamente senza ostacoli burocratici. L’intesa rientra nel rafforzamento del fianco nord-orientale della Nato deciso nel 2023.
Intanto, sul campo di battaglia, Mosca rivendica la conquista di tre
nuovi villaggi nelle regioni di Zaporizhzhia e Donetsk, mentre nell’oblast di Kharkiv le autorità ucraine hanno ordinato l’evacuazione obbligatoria delle famiglie con bambini da sette insediamenti colpiti dai raid russi.