Stati Uniti e Russia hanno concordato di ristabilire un dialogo ad alto livello tra le rispettive forze armate. L'annuncio è stato dato dopo l'incontro di alti ufficiali militari statunitensi e russi ad Abu Dhabi, a margine dei colloqui trilaterali sulla guerra in Ucraina.
Il Comando Europeo degli Stati Uniti (Eucom) ha affermato che la riapertura del dialogo tra i due Paesi “garantirà un contatto militare costante tra le parti, mentre lavorano per una pace duratura”. Il generale Alexus Grynkewich, comandante in capo delle forze Nato in Europa, sarà incaricato di mantenere i contatti col generale capo di Stato Maggiore russo Valery Gerasimov. Anche l'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, hanno preso parte ai colloqui sulla ricerca di una possibile fine della guerra in Ucraina.
Questo segna un significativo riavvicinamento tra le due maggiori potenze nucleari del mondo e arriva dopo che il presidente Trump ha ripetutamente espresso il suo desiderio di normalizzare le relazioni tra i due Paesi.
La fine del Trattato Start ha generato una pericolosa incertezza
L'annuncio arriva anche in momento storico molto particolare, che ha sicuramente portato Russia e USA a riaprire i loro canali diplomatici militari: la fine del Trattato New Start che regolava e limitava le armi nucleari strategiche possedute dalle due potenze atomiche.
Giovedì 5 febbraio, infatti, quell'importante trattato ereditato dalla Guerra Fredda e rinnovato l'ultima volta nel 2011 – e successivamente prorogato di cinque anni alla sua prima scadenza nel 2021 – ha cessato formalmente di esistere aprendo una nuova fosca era nella diplomazia internazionale e ponendo di fatto fine all'epoca dei trattati ereditati dalla Guerra Fredda.
Il New Start limitava il numero massimo di testate nucleari dispiegabili (1550) e il numero di vettori utilizzabili di Stati Uniti e Russia e soprattutto garantiva il reciproco controllo degli arsenali e quindi permetteva opportune valutazioni sulle intenzioni dell'avversario. In una parola garantiva soprattutto la trasparenza – e insieme a lui altri defunti trattati come il Cfe sulle forze convenzionali in Europa e l'Open Sky – un presupposto essenziale per disinnescare in tempo ogni possibile escalation.
Il rischio, infatti, non è quello di vedere ora una nuova corsa agli armamenti nucleari in quanto entrambe le potenze hanno già, nei loro depositi, migliaia di testate non dispiegabili che lo Start aveva eliminato dalla prontezza operativa e in fase di smantellamento: si parla di 5977 testate russe e 5428 americane (che si stimavano essere presenti negli arsenali nel 2022) che possono essere ritenute ora tutte “disponibili”, comprese quelle 1500 di esse che sono state ritirate ma che probabilmente sono ancora intatte, e le 2880 che sono mantenute “in riserva”. Quindi non ne servono di nuove.
Trump vuole la Cina in un nuovo accordo sul nucleare
L'amministrazione Biden aveva cercato di accordarsi nuovamente con la Russia per stipulare un “nuovo New Start” ma da Mosca ha sempre ricevuto dinieghi, a causa delle pessime relazioni determinatesi con la guerra in Ucraina. Si era paventato anche il recupero degli esperimenti atomici dapprima da parte russa e successivamente da parte Usa con l'avvento di Trump, ma questa possibilità per il momento sembra confinata al lungo termine.
L'attuale amministrazione statunitense non ha fatto nulla per cercare un accordo che recuperasse il trattato New Start: la questione, per Trump, non è tanto legata alla Russia quanto alla Repubblica Popolare Cinese (Rpc). Il presidente Usa, infatti, ha sempre cercato di coinvolgere Pechino nei trattati di limitazione degli arsenali atomici e missilistici ma il Politburo si è sempre opposto a questa possibilità, affermando che il suo arsenale missilistico e atomico è inferiore a quello di Stati Uniti, Russia e agli alleati della Nato.
Pertanto la fine dello Start è stata vista dalla Casa Bianca come un'opportunità sia di cercare di avvicinare la Rpc su questa tematica, sia di poter espandere la propria capacità di deterrenza atomica, per contrastare Pechino e Mosca allo stesso tempo data la rapida espansione dell'arsenale nucleare cinese.
Sempre giovedì scorso, infatti, il presidente Trump aveva scritto sui social media “piuttosto che estendere il New Start (un
accordo mal negoziato dagli Stati Uniti e che, tra l'altro, viene gravemente violato), dovremmo far lavorare i nostri esperti nucleari su un nuovo trattato, migliorato e modernizzato, che possa durare a lungo nel futuro”.