Nel bel mezzo della più grande mobilitazione aeronavale statunitense dai tempi della Seconda Guerra del Golfo (2003), dove centinaia di velivoli militari sono giunti nelle basi aeree Usa e della Nato in Europa e in Medio Oriente, la Bulgaria diventa inaspettatamente un avamposto per le operazioni aeree dell'U.S. Air Force.
Siamo abituati a pensare, in caso di operazioni militari nel Mediterraneo Occidentale o nel Golfo Persico, che l'aviazione statunitense si appoggi ai ben noti aeroporti militari diffusi nel vasto teatro europeo e mediorientale: Lakenheath nel Regno Unito, Ramstein in Germania, Aviano e Sigonella in Italia, Incirlik in Turchia sino agli scali in Giordania e in Arabia Saudita. È quindi piuttosto inusuale, e fornisce il metro della grandezza della mobilitazione in atto, vedere aerei militari statunitensi affollarsi sull'aeroporto internazionale di Sofia, capitale della Bulgaria.
Aerocisterne, cargo e un Notam che chiude l’aeroporto
Immagini diffuse sui social network mostrano infatti che almeno sei aerocisterne KC-135R/T assegnate al 6th Air Refueling Wing, basate presso la MacDill Afb (Air Force Base) in Florida, sono presenti sulla pista della base aerea di Vrazhdebna, ricavata nel sedime aeroportuale dello scalo della capitale bulgara. Insieme a esse, sono stati segnalati anche aerei da trasporto tattico C-130 e da trasporto strategico C-17, mentre ormai da giorni l'aeronautica militare Usa continua ad aumentare le risorse aeree necessarie per un possibile conflitto su vasta scala con l'Iran, che ormai sembra sempre più prossimo a fronte dell'inutilità dei colloqui di Ginevra tra le parti in causa.
Attention nights. Bulgaria's Sofia International Airport will be closed for all flights except military flights on February 23rd from 0115 to 0250, and again on the 24th from 0105 to 0335. pic.twitter.com/h3yYAYFlfM
— Flightradar24 (@flightradar24) February 20, 2026
Questo curioso dispiegamento aereo è stato accompagnato da un NOTAM (Notice To Airmen) che ha stabilito la chiusura dell'aeroporto di Sofia ai tutti voli civili il 23 febbraio dalle 01:15 alle 02:50 e di nuovo il 24 febbraio dalle 01:05 alle 03:35. Probabilmente in quelle date è possibile che assisteremo all'attacco statunitense, anche in considerazione del fatto che il Carrier Strike Group (Csg) della portaerei “Ford” è entrato oggi, 20 febbraio, nel Mediterraneo.
Niente Diego Garcia per l’Usaf
La decisione dell'U.S. Air Force di schierare aerocisterne e altri aerei da trasporto a Sofia è forse da ricondurre alla recente presa di posizione britannica che ha vietato l'uso delle basi della Royal Air Force di Diego Garcia (nelle isole Chagos dell'Oceano Indiano) e di Fairford, nel Gloucestershire, per le eventuali operazioni belliche. Questa decisione ha innescato la reazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha fatto dietro-front rispetto all'appoggio Usa alla decisione di Londra di restituire la sovranità di Diego Garcia alle isole Mauritius. La perdita della possibilità di utilizzo dei due scali aerei rappresenta una noia logistica per l'aviazione statunitense, che si troverebbe, in caso di conflitto, a congestionare gli altri aeroporti nell'ampio teatro europeo/mediorientale. Più ancora, l'impossibilità di utilizzare Diego Garcia costringerebbe gli Stati Uniti a una riedizione dell'azione di bombardamento effettuata il giugno scorso, qualora venissero impiegati i bombardieri strategici B-2 e B-52. Allora, infatti, i B-2 che hanno colpito le installazioni nucleari iraniane erano decollati direttamente dalle loro basi negli Stati Uniti effettuando un lungo volo di andata e ritorno, con almeno 3 o 4 rifornimenti in volo.
La quantità di strumenti aeronavali che gli Stati Uniti hanno mobilitato, e stanno mobilitando, fa pensare che la prossima settimana sarà decisiva dal punto di vista di un possibile conflitto, ma vale la pena far notare che, a differenza del conflitto in Iraq nel 2003, Washington sta optando solo ed esclusivamente per un'operazione aerea, quindi senza “boots on ground”.
Quest’opzione fa ritenere che il cambio di regime in Iran sarà molto difficile (per non dire impossibile), anche perché non è emerso nessun leader politico alternativo agli ayatollah capace di ottenere il consenso delle forze armate e delle élite iraniane.
L'azione militare aerea si concentrerà pertanto, molto probabilmente, su obiettivi politici del regime iraniano e sul suo strumento di potere armato principale: le Guardie della Rivoluzione Islamica, o pasdaran, che come sappiamo detengono il controllo dell'arsenale missilistico e del programma nucleare iraniano.