Hertha Müller, l'eroe del suo libro era un informatore della Securitate

La scrittrice tedesca, premio Nobel per la letteratura nel 2009, scioccata da rivelazioni sul suo amico Pastior, alla cui vicenda è ispirato uno dei suoi romanzi più celebri

Era una spia comunista Oskar Pastior, l'uomo che ha ispirato la figura del protagonista-eroe di «Atemschaukel», romanzo di denuncia della brutalità della dittatura scritto dal Premio Nobel per la Letteratura 2009 Hertha Mueller. Una rivelazione shoc che arriva dalle ricerche di uno studioso, Stefan Sienerth. Pastior, amico della Mueller e che fino al 2006, anno in cui è morto improvvisamente, ha aiutato la scrittrice a redigere il romanzo ispirato alla sua vicenda (quella di un omosessuale appartenente alla minoranza tedesca romena che venne rinchiuso dai sovietici in un gulag ucraino) tra il 1961 e il 1968 lavorò come informatore della Securitate, la polizia segreta romena, con il nome in codice di «Otto Stein».
Sienerth ha pubblicato le conclusioni delle sue ricerche sulla rivista «Spiegelungen», con tanto di copia del documento firmato l'8 giugno del 1961 da Pastior, che accetta di passare informazioni su amici e colleghi alla polizia segreta. Documento con cui Pastior viene «riabilitato» e ottiene la libertà. L'attività di spionaggio prosegue fino a quando riesce a passare ad ovest.
Hertha Mueller, nata in un villaggio del Banato Svevo, una regione di lingua tedesca che dopo la seconda guerra era passata sotto il controllo della Romania, fuggì dal paese e si trasferì in Germania nel 1987 a seguito del suo licenziamento provocato dal rifiuto di collaborare con la polizia segreta del regime. Nei suoi libri la scrittrice descrive la vita sotto la dittatura di Ceausescu e la propria personale durissima esperienza, che ripercorre anche attraverso la lettura del dossier che la polizia segreta aveva istruito sul suo conto.
La scrittrice si è detta scioccata dalle rivelazioni su Pastior, di esserne venuta a conoscenza alcune settimane fa e di aver provato «orrore e rabbia». «È stato come essere schiaffeggiata», ha spiegato la Premio Nobel, che ha condotto per anni una battaglia di denuncia contro gli ex informatori della Securitate, chiedendo che venissero smascherati e puniti.

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