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I fiori bianchi, gli abbracci, le maestre. Il nonno: "Siamo distrutti"

Per il nipote Achille una foto che guarda all'oltre. Chiara nell'immagine solare in cui gira la testa

I fiori bianchi, gli abbracci, le maestre. Il nonno: "Siamo distrutti"
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Teste basse e occhiali scuri, il freddo della giornata invernale è senz'altro più mite di quello che stringe il cuore. All'ingresso dell'Oratorio di San Sigismondo - una piccola chiesa nel cortile posteriore della basilica di Sant'Ambrogio, un luogo quasi sempre chiuso se si eccettuano occasioni molto particolari - ieri parenti e amici di famiglia, ma anche tanta gente comune, si sono avvicendati per portare l'ultimo saluto ad Achille Barosi, uno dei due giovani milanesi morti nel rogo di Capodanno a Crans Montana.

È un posto raccolto l'Oratorio; il feretro di pino svedese, posizionato davanti a una natività in fondo alla navata centrale, è attorniato da fiori di ogni genere ma tutti rigorosamente bianchi, mentre sulla bara c'è una foto del giovane che, in piedi su una piccola scala, indica un muro dipinto accanto a lui, come se volesse alludere alla continuazione di qualcosa, un messaggio che va palesemente oltre la vita mortale.

Il nonno paterno del ragazzo, Marco abbraccia senza risparmiarsi le persone che nel pomeriggio, nonostante la giornata di festa, hanno trovato il tempo per passare di qui e offrire la loro vicinanza a lui, al figlio e alla nuora. "Siamo distrutti, non riusciamo a dire e a fare nulla" sussurra, mentre una delle insegnanti del nipote gli butta le braccia al collo e inizia a singhiozzare. Il sedicenne (gli anni li aveva compiuti a luglio) sognava di diventare architetto e frequentava il liceo artistico Orsoline di via Lanzone, a due passi da qui.

Sono tutti in quest'area infatti i luoghi frequentati giornalmente dal ragazzo, quelli che sentiva più familiari, il suo piccolo mondo di studente e ragazzo qualunque. "Credo che se avesse dovuto decidere lui, avrebbe scelto questo posto per salutare per l'ultima volta i suoi amici e le persone a cui voleva bene, è una sorta di casa" spiega l'amica Carla.

Il feretro di Chiara Costanzo è poco lontano da qui, lo hanno portato dentro la chiesa del Collegio San Carlo (nella foto) in corso Magenta, la scuola dove la sedicenne ha frequentato le Elementari e le Medie prima di iscriversi al Liceo Moreschi. Un ambiente che è quindi anche un ricettacolo di tanta vita vissuta da questa bellissima ragazza e dove sui cesti di fiori (anche qui tutti bianchi) ci sono i ricordi delle insegnanti di quando era bambina: "la maestra e tutta la classe della 5a E" è un messaggio che ricorre su diverse composizioni floreali lasciate davanti alla bara, anche questa in legno chiarissimo.

Dietro la cassa un dipinto di Cristo sulla croce, mentre la foto in primo piano della 16enne è quella che oramai abbiamo visto tutti in queste giornate di dolore seguite all'incendio del pub svizzero e in cui appare lei che, con un sorriso strepitoso, gira leggermente la testa. Sono in tanti a portare fiori, anche qui tutti bianchi, in molti piangono e scuotono la testa perché riuscire a credere a questa tragedia e alla morte assurda di questi due ragazzi è ancora l'impresa più ardua.

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