I giocattoli di Quercetti battono la crisi, bene le vendite

L'azienda, nata nel 1950, è ora impegnata nel lancio di nuovi giochi e nel rinnovo del packaging per i prodotti storici come gli intramontabili «chiodini»

La crisi non ferma la crescita di Quercetti: malgrado la crisi internazionale, lo storico marchio torinese di giocattoli per l'infanzia, ha chiuso il 2009 con un fatturato pari a 8,5 milioni di euro. Il risultato è stato possibile grazie a un secondo semestre in controtendenza, in cui Quercetti ha aumentato i ricavi del 40 per cento. Dalla nascita, avvenuta nel 1950 per opera di Alessandro Quercetti, il gruppo è progressivamente cresciuto sui mercati internazionali, dove rappresenta uno dei portabandiera del giocattolo made in Italy. Il 60% del fatturato proviene infatti dalle vendite all'estero, in particolare dagli Stati Uniti, Francia, Spagna ed Inghilterra, senza dimenticare la Cina, dove Quercetti vende tramite un distributore locale.
A differenza di molti concorrenti, che hanno da tempo trasferito in Cina produzione e assemblaggio, l'azienda torinese sottolinea inoltre che l'intero «ciclo produttivo si svolge in Italia, caso ormai unico nel panorama italiano». Dagli stampi per la plastica costruiti in azienda allo stampaggio ad iniezione degli elementi che compongono un giocattolo, fino al confezionamento negli imballi prima della spedizione, tutto «è seguito internamente dal management di Quercetti, che ne garantisce l'alta qualità e la cura per il prodotto».
Ottimizzati i costi interni e aumentata la flessibilità, Quercetti vuole ora cogliere questo momento di sensibilizzazione verso il giocattolo educativo, per rinnovare la propria immagine e la gamma prodotti. L'azienda, oggi guidata dai tre figli del fondatore (Andrea, Alberto e Stefano) si è già impegnata sia nel restyling dei packaging sia nella rielaborazione in chiave moderna dei giochi storici come gli intramontabili «chiodini», sia nel lancio di nuovi prodotti.

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