Leggi il settimanale

I nazisti in fuga che furono accolti nei Paesi arabi nemici di Israele

I nazisti in fuga che furono accolti nei Paesi arabi nemici di Israele
00:00 00:00

Al Museo ebraico di Bologna sarà aperta, sino al 30 giugno, una piccola, ma interessante, mostra - a cura di Ivan Orsini, Emanuele Ottolenghi e Francesca Panozzo - che si intitola: Gerarchi in fuga: dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse. Aperta nel Giorno della memoria, la mostra racconta della complessa rete di connivenze che consentì a molti criminali nazisti di fuggire e di nascondersi in Sud America... E in Medio oriente. Ecco è forse questa la parte più interessante del racconto fatto dall'esposizione e dal suo catalogo. Una parte della vicenda infatti è abbastanza nota e molto raccontata. La mostra mette in luce come l'Italia sia stata uno snodo fondamentale per queste fughe. Attraverso le cosiddette Ratlines, organizzazioni segrete come Odessa o Stille Hilfe agirono quasi come agenzie di viaggio. Incredibilmente, tali reti godettero della connivenza di alte autorità: spiccano le figure di prelati della Chiesa cattolica, come il vescovo Alois Hudal, animati da un acceso anticomunismo. Ma mentre le destinazioni di fuga dei nazisti verso il Sud America sono state molto raccontate, quelle mediorientali molto meno. Invece il nazionalismo arabo di Egitto e Siria simpatizzò con il nazismo: era organizzativamente e ideologicamente modellato sui fascismi europei. Dopo lo scontro con Israele nel 1948 i regimi arabi di Siria ed Egitto si caratterizzarono per un violento antisemitismo che si esplicitava anche nella pubblicazione in arabo del Mein Kampf (ad opera, tra gli altri, dell'ex nazista Ludwig Heiden) e di un clamoroso falso come I Protocolli dei Savi Anziani di Sion. In Egitto si nascose, ma nemmeno troppo, anche una pletora di ex generali e scienziati, come Wilhelm Voss - ex ufficiale delle Ss - o Paul Görcke (specialista di elettronica a Peenemünde sotto Von Braun).

Abbiamo chiesto ad uno dei curatori della mostra, Emanuele Ottolenghi, come mai questo versante della vicenda sia stato meno raccontato. Ci ha spiegato: "È un tema di cui si parlò sino agli anni '70 ma cadde nel dimenticatoio, tranne che per la storiografia anglosassone.

Molti dei regimi dei Paesi arabi godevano di buona stampa a prescindere, sia per necessità geopolitica, sia per i rimorsi poscolonialisti. Il tema divenne quindi imbarazzante. Non si poteva rimarcare che fossero stati un ricettacolo di nazisti".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica