I segreti dell'anatomia di Leonardo

In un libro edito da Giunti tutto il fascino degli studi antomici del più grande genio di tutti i tempi

Un libro di anatomia, avvincente come un romanzo gotico scritto con due secoli di anticipo rispetto alle ambientazioni cupe che resero celebri Horace Walpole e Bram Stoker. Davanti ai disegni giallognoli, le foto sbiadite, gli schizzi scarnificati del libro «Leonardo, L'anatomia» (Giunti Editore) di Domenico Laurenza si ha la sensazione infatti di entrare in un obitorio scientifico pieno di vita, animato dal più grande genio di tutti i tempi: Leonardo da Vinci.
Domenico Laurenza si occupa di storia delle immagini del Rinascimento ed è uno dei più accreditati studiosi di iconografia scientifica, soprattutto quella relativa a Leonardo. Il suo libro propone una presentazione organica dell'opera anatomica di Leonardo, con molte novità. I suoi disegni anatomici vengono per la prima volta messi a confronto con l'iconografia anatomica scolastica, cioè con le schematiche illustrazioni in uso, tra Medioevo e Rinascimento, nelle «scuole di medicina».
Ma «Leonardo, L'anatomia» apre anche un'avvincente parentesi sulle accuse di eresia che, per certi versi, rimandano a temi di conflittualità etico-scientica-religiosa anche oggi di grande attualità. «L'ultimo drammatico capitolo della ricerca anatomica di Leonardo - scrive l'autore - fu caratterizzato dal fatale intreccio tra anatomia e filosofia, forma del corpo e natura dell'anima, lo studio dell'embrione e dello sviluppo fetale, i pericoli in agguato per chi affrontava questi problemi e rischiava di mettersi contro la chiesa, la casta dei medici con le sue rivalità e la reazione contro chi invadeva il loro campo».
Il volume presenta anche una revisione della cronologia di alcuni disegni. Per esempio, attraverso la nuova datazione del famoso disegno anatomico dell'Albero delle vene, si propone di anticipare l'inizio della ricerca di Leonardo al primo periodo fiorentino, un capitolo sconosciuto della sua carriera di anatomista. In ogni caso, Leonardo concepisce la sua ricerca anatomica sempre in funzione della sua arte: capire le ragioni interne della forma esterna del corpo da dipingere.
È bene ricordare che gli scritti di anatomia precedenti l'opera leonardesca, come quelli di Mondino de' Luzzi o di Guy de Chauliac, riproponevano la tradizione di Galeno ed erano pertanto privi di ogni verifica sperimentale.
L'insaziabile desiderio di conoscere, di capire tutto ciò che vedeva, portava Leonardo ad esplorare, spesso per primo, ogni cosa. Anche il corpo umano. Questa macchina perfetta, ben più complicata delle sue macchine fatte di ingranaggi, lo affascinava; voleva capire cosa c'è dentro, come funziona e cosa succede quando si ferma definitivamente con la morte. Per questo, prima a Milano, alla fine del Quattrocento, e poi a Firenze, agli inizi del Cinquecento, si recava negli obitori, e usando forbici e bisturi sezionava cadaveri; almeno 30, secondo quanto riportano i suoi contemporanei. Nei suoi disegni mostra anche gli strumenti allora usati dai chirurghi, seghe e divaricatori. L'anatomia era ancora ai primordi, le idee sul corpo umano erano molto confuse. Egli può, a buon diritto, essere considerato il fondatore di tale scienza.
E il libro di Laurenza, «Leonardo L'anatomia», gliene dà giustamente atto.
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