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Gli Imbrattacarte che volevano una letteratura filocristiana

Gli "Inklings" si incontravano (al pub) per creare prosa e poesia capaci di opporsi al declino dell'Occidente

Gli Imbrattacarte che volevano una letteratura filocristiana
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T ra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, mentre l'Europa scivolava verso la catastrofe e poi vi sprofondava, a Oxford prendeva forma una delle più fertili stagioni culturali della letteratura moderna. Non un'avanguardia organizzata, non una scuola con manifesto, ma un gruppo di amici accomunati da una convinzione controcorrente: che il mito, la fantasia e il racconto fossero strumenti conoscitivi seri, capaci di dire il vero quanto e talvolta più del realismo dominante. I protagonisti di questa stagione furono C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien e il circolo informale passato alla storia come gli Inklings (per un resoconto approfondito si veda: H. Carpenter, Gli Inklings Tolkien, Lewis, Williams & Co., Jaca Book, 1985). Oxford non fu un semplice sfondo, ma una ispirazione. Città antica, impermeabile alle mode, offriva il terreno ideale per una resistenza culturale silenziosa. Molti degli Inklings erano docenti universitari già affermati, filologi, storici della letteratura, filosofi. Di giorno insegnavano Chaucer, Beowulf, Milton; la sera si ritrovavano nei pub in particolare all'Eagle and Child per leggere ad alta voce i capitoli dei libri che stavano scrivendo. Nessuna indulgenza, nessun compiacimento: i testi venivano discussi, smontati, criticati con franchezza.

In quel contesto nacquero opere destinate a segnare l'immaginario del secolo: Le Cronache di Narnia, Il Signore degli Anelli, i romanzi visionari e teologici di Charles Williams. Libri diversissimi, ma uniti da una comune diffidenza verso l'idea moderna di letteratura come puro intrattenimento o esercizio stilistico. Per Lewis e Tolkien il racconto era una forma di testimonianza: non evasione, ma recupero del senso; non fuga dal reale, ma sua trasfigurazione.

Il nome stesso del gruppo, Inklings, nato per scherzo, dice molto. "Scarabocchiatori", sì, ma anche uomini che prendevano sul serio l'atto di scrivere come gesto morale. In un'epoca segnata dalla guerra totale e dalla crisi delle certezze, questi studiosi decisero di opporre alla disgregazione un'alleanza di amicizia, rigore intellettuale e immaginazione disciplinata.

Non fondarono una scuola, ma lasciarono un'eredità: la dimostrazione che la grande letteratura può nascere anche e forse soprattutto attorno a un tavolo di pub, tra una pinta di birra e una pagina letta ad alta voce.

Alessandro Gnocchi

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