Incantati dalle note d’Oriente

Ciò che colpisce è l'assoluta calma, imperturbabile, quasi irreale. I musicisti dell'Orchestra Imperiale Reigakusha hanno un'espressione che appare vacua, mai si guardano fra loro, mai mutano posizione. Eppure sono perfettamente sincronizzati, puntuali, precisi. Colpisce, perché noi siamo abituati a pensare al Giappone come al trionfo della tecnologia, della velocità, la civiltà delle rotaie sospese e dei grattacieli. Qui invece regna la riflessione, il raccoglimento: una tradizione antica, fatta di colori sgargianti e movimenti composti, che porta in sé una spiritualità genuina, inviolata. Questo abbiamo visto venerdì sera al Carlo Felice, un concerto in collaborazione con Mito, che ha portato sul palcoscenico genovese l'arte giapponese del «gagaku», la «musica elegante» nata all'interno della Corte Imperiale e che ora, parzialmente mutata, questa orchestra porta fuori dalle mura del palazzo. Il programma della serata prevedeva varie forme di «gagaku»: brani prettamente strumentali, brani in cui la musica accompagna la danza, brani vocal-strumentali; il tutto eseguito con strumenti tradizionali, dalla timbrica assai peculiare.
Un repertorio a noi sconosciuto, inconsueto, che «suona strano» alle nostre orecchie e alla nostra sensibilità musicale, basata su un sistema tonale totalmente differente. Ma per questo ancora più interessante e affascinante. Grande successo in platea, non pochi i bambini, che con attenzione hanno retto a quasi due ore di spettacolo, gradevole sì, ma denso e impegnativo: quel pubblico giovanissimo e ricettivo che mai vediamo ai «nostri» concerti sinfonici. Peccato.