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Gli "Innamorati" di Goldoni come sarebbero oggi

Il regista Roberto Valerio rivede la commedia classica. Tante invenzioni sceniche per parlare d'amore

Gli "Innamorati" di Goldoni come sarebbero oggi
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L'amore è un sentimento complesso nel teatro di Goldoni ed è tale che, spesso, sfocia nella baruffa, ovvero in un alterco rumoroso che si trascina tra calle e piazzette. Ne sono testimonianza Le Baruffe chiozzotte, commedia che porta al centro dell'azione, persone che litigano, non solo verbalmente, ma anche fisicamente e Strehler riuscì a rendere poetiche persino le schermaglie amorose. Dicevamo della complessità dell'amore, in particolare, di quello costruito sui sotterfugi, sulle contraddizioni, sulle passioni improvvise, con conseguenti lacerazioni. Per gli Innamorati, in scena al Teatro Menotti, da domani a domenica, Goldoni scelse una dimora borghese decadente, ma che, almeno formalmente, faceva la sua figura, anche perché, tra le varie stanze, c'è ne era una adibita a Galleria, essendo, il proprietario Fabrizio, un amante, non solo dell'arte classica, ma anche contemporanea, una aggiunta del regista Roberto Valerio che ha liberato Goldoni da tutti i fronzoli, per renderlo nostro contemporaneo, motivo per cui ha scelto, come protagonista, Fabrizio, interpretato da Claudio Casadio, con i tempi di un attore brillante che si presenta, in scena, con un costume che rimanda a un abito molto noto, indossato spesso da Philippe Daverio, collezionista vero. In scena vediamo alcuni esemplari della collezione di Fabrizio, come uno Struzzo rossastro, un grande Gallo imbalsamato, posto in una bacheca, due quadri monocromatici, una statua di donna egiziana. È un prolungamento della collezione, i cui riferimenti rimandano al "Cavallo imbalsamato" di Cattelan, al "Cane fatto da palloncini azzurri" di Koons o al "Teschio con diamanti" di Hirst. Sono forti segnali che immettono Goldoni in un contesto sociale molto vicino a noi. Per questa sua scelta Roberto Valerio ha puntato tutto sulla vanità di Fabrizio che, pur essendo squattrinato, non intende rinunziare al suo vizio dell'arte, con quel pizzico di sciatteria che lo rende fuori di testa. In verità, Goldoni prendeva di mira quei collezionisti, un po'ignoranti, che compravano un po' di tutto, in particolare, le copie degli originali. Fabrizio entra in scena col Conte, a cui mostra due quadri astratti, quindi lo invita a vedere il resto nel salone adiacente. Ecco il motivo per cui, l'azione, secondo Roberto Valerio, prodotta da Fabrizio, gira attorno alla sua dabbenaggine, ma anche alla sua incapacità di relazionarsi con gli altri, se non per dei facili tornaconti.

Claudio Casadio ne fa un affabulatore di buon cuore che utilizza l'iperbole per magnificare le doti dell'amico Conte, venuto a visitare la collezione, che estende alla nipote Eugenia, soprattutto, quando, alla fine dei battibecchi amorosi, sceglie di sposare, senza dote, Fulgenzio. Spettacolo godibilissimo e ricco di invenzioni sceniche.

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