Diabete di tipo 2: un nuovo test per identificare il rischio di svilupparlo

Se i dati di questo studio verranno confermati, presto, oltre al diabete, potrebbe essere identificato con largo anticipo anche il rischio di altre malattie

Diabete di tipo 2: un nuovo test per identificare il rischio di svilupparlo

Il diabete di tipo 2 o mellito è una malattia metabolica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue, una condizione questa nota come iperglicemia. Esiste uno stretto connubio tra la sua insorgenza e l'insulina, ovvero un ormone secreto dalle cellule beta del pancreas, indispensabile per mantenere nella norma i livelli ematici di glucosio. L'iperglicemia è l'esito di due anomalie che, nella maggior parte dei casi, coesistono:

  • Insulino-resistenza, cioè resistenza dei tessuti all'azione dell'insulina;
  • Deficit di secrezione di insulina, ossia il progressivo e irreversibile declino della capacità delle cellule beta delle isole di Langerhans di produrre insulina.

Purtroppo l'incidenza del diabete negli ultimi anni è aumentata in maniera esponenziale. In Italia si stima che ne siano affetti circa 3 milioni e mezzo di individui. Questo dato non è confortante, a maggior ragione se si pensa alle possibili complicanze della malattia che, già di per sé, provoca notevoli disagi a livello personale e sanitario. Secondo un report della Fondazione Italiana per il Cuore, 7 italiani su 10 affetti da iperglicemia soffrono anche di patologie cardiovascolari e la metà non ne è consapevole. Ne abbiamo parlato in maniera dettagliata in questo articolo.

Le cause del diabete di tipo 2

Quasi sempre a provocare il diabete di tipo 2 sono eccessi alimentari e stili di vita scorretti. Attenzione quindi a una dieta ricca di zuccheri semplici, alla sedentarietà, all'obesità, all'ipertensione, al colesterolo HDL e ai trigliceridi in eccesso. Non devono poi essere sottovalutati alcuni fattori di rischio come l'età avanzata, una storia di iperglicemia gestazionale, la familiarità, la sindrome dell'ovaio policistico, l'appartenenza alla popolazione nera e ispanica.

Recentemente gli scienziati del Cedars-Sinai hanno scoperto che esiste una connessione tra la malattia e il microbiota intestinale. Infatti, da uno studio pubblicato su Diabetes, è emerso che i soggetti con livelli più elevati di un batterio chiamato Coprococcus avevano una maggiore sensibilità all'insulina. Al contrario, per le persone con livelli più elevati del batterio Flavonifractor, la sensibilità all'insulina era ridotta. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

I sintomi e le complicanze

I sintomi del diabete di tipo 2 insorgono molto lentamente e tale caratteristica rende la patologia subdula. Il paziente può accusare:

  • Poliuria;
  • Polifagia;
  • Polidipsia;
  • Visione offuscata;
  • Infezioni ricorrenti;
  • Cefalea;
  • Prurito;
  • Irritabilità;
  • Lenta guarigione delle ferite.

Purtroppo le complicanze non sono rare. Tra queste, oltre alle già citate malattie cardiovascolari, rientrano il coma iperosmolare non chetosico, le neuropatie e le nefropatie.

Prevedere il rischio di diabete di tipo 2

Gli scienziati dell'Università di Edimburgo hanno scoperto che l'analisi delle modifiche del DNA (metilazione) è in grado di prevedere il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 entro un decennio. Per lo studio, pubblicato su Nature Aging, oltre ai cambiamenti del DNA sono stati presi in considerazione anche altri fattori di rischio. I risultati potrebbero tradursi nella creazione di misure preventive nei confronti di questa sempre più diffusa patologia.

La metilazione è un processo chimico caratterizzato dall'aggiunta al DNA di una piccola molecola chiamata gruppo metilico. L'aggiunta o la rimozione dei guppi metilici può influenzare il modo in cui alcune molecole agiscono nell'organismo. Questi modelli possono quindi aiutare a monitorare i processi di invecchiamento e lo sviluppo delle malattie.

Lo studio

Per l'analisi sono stati arruolati 14.613 volontari partecipanti a un altro studio, Generation Scotland, progettato per comprendere meglio le cause dell'iperglicemia. Ad essi sono stati aggiunti altri 1.451 individui reclutati precedentemente per un'indagine con sede in Germania. Ciò al fine garantire l'applicabilità dei risultati a soggetti di diversa provenienza.

Dallo studio è emerso che i margini di errore della metilazione sono minimi.

Uno dei ricercatori, il professore Riccardo Marioni, ha affermato: «Approcci simili potrebbero essere adottati per altre patologie comuni per generare ampi predittori di salute da un singolo campione di sangue o di saliva». Servono ora ulteriori studi ma le prospettive fanno ben sperare.

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