Intercettazioni ingiuste, Pdl: sanzioni disciplinari ai giudici incompetenti

L’obiettivo della nuova norma è responsabilizzare i
pm: previsto un risarcimento fino a 100mila euro per chi è vittima di questo "tritacarne"

Roma - Per mesi il presidente del Consiglio è stato intercettato, spiato e seguito. La vita privata del Cavaliere è stata violata in continuazione. Quel che emerge dal Ruby gate è un quadro allarmante. Silvio Berlusconi trattato peggio di un boss mafioso. E i file dati in pasto all'opinione pubblica nel tentativo di distruggerlo politicamente. E se al termine delle indagini dovesse venir fuori che non c'è nulla di penalmente rilevante? E se dalle intercettazioni dovesse venir fuori che si tratta solo di pettegolezzi o, ancor peggio, di falsità o mezze verità? A quel punto i magistrati non potranno dire, ancora una volta, "abbiamo scherzato". Proprio per questo il Pdl sta vagliando una legge contro "l’ingiusta intercettazione". Con l’obiettivo di "responsabilizzare alcuni pm", la nuova norma prevederà infatti risdarcimento per chi è vittima di questo "tritacarne".

Stop alle ingiuste intercettazioni Berlusconi lo ha sempre detto. Le toghe non pagano mai per i propri errori. Ma dopo gli ennesimi abusi sulle intercettazioni con cui "ci si trova a fare i conti", la maggioranza sta formulando norme precise per fermare questo malcostume. Nei giorni delle polemiche sul caso Ruby, arriva dal Pdl una proposta di legge di cui è primo firmatario l’ex sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali. La nuova norma prevede sanzioni disciplinari per pm e giudici "incompetenti" che autorizzano ascolti, ma anche "indennizzi" per imputati intercettati e poi prosciolti o per "soggetti estranei ai reati", come i testimoni, ma il cui contenuto delle conversazioni viene "sbattuto sui giornali".

La calendarizzazione della nuova legge La proposta di legge, spiega Vitali, è stata depositata "tra fine ottobre e inizio novembre", la prossima settimana verrà presentata in conferenza stampa e poi se ne chiederà la calendarizzazione in commissione Giustizia alla Camera. Ma è già arrivata una sostanziale "approvazione" dallo stesso Berlusconi, riferisce Vitali, al quale le norme sono state "rappresentate la scorsa settimana, quando c’è stata la riunione con i deputati-avvocati del Pdl". "Ha detto che la valuterà - puntualizza Vitali - ma è un’iniziativa che ha approvato, visto che finora c’è stato sempre qualcuno che ha bloccato la riforma organica della disciplina delle intercettazioni".  La proposta firmata da Vitali e da altri trenta colleghi prevede l’introduzione dell’articolo 315-bis del codice di procedura penale, "concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni".

Un nuovo illecito disciplinare La proposta avanzata dalla maggioranza prevede di fatto una "nuova ipotesi di illecito disciplinare": pm e giudici non competenti non possono autorizzare intercettazioni, altrimenti scatta nei loro confronti il procedimento disciplinare. Procedimento che, in base alle norme in vigore, è affidato a ministro della Giustizia e pg della Cassazione, i due titolari dell’azione disciplinare nei confronti delle toghe. Obiettivo della proposta di legge però "non è spuntare le armi ai pm", ci tiene a sottolineare l’ex sottosegretario, che rivendica come l’intenzione che lo ha guidato è quella di portare "responsabilità in questo settore". E' proprio per questo che si prevede anche un "indennizzo" di 100mila euro: vale nel caso di imputati intercettati e poi prosciolti, ma anche di soggetti terzi le cui intercettazioni siano finite sui giornali. A pagarlo saranno gli stessi pm, dopo un vaglio di "responsabilità contabile" da parte della Corte dei conti per la "ingiusta intercettazione". Il testo prevede anche una norma che renderebbe le nuove disposizioni retroattive: il risarcimento è previsto, infatti, anche per chi è stato coinvolto in indagini fino a cinque anni prima della sua entrata in vigore.

I dubbi dei "tecnici" del Pdl Tuttavia, secondo il pool di avvocati del pdl, la proposta di legge non avrebbe però grandi possibilità di vedere la luce. Non solo, infatti, "servirebbero i numeri in commissione, ma anche in Aula e poi, in un momento di difficoltà come l’attuale - è la riflessione dei più - pensate che il presidente della Repubblica potrebbe mai firmare un testo del genere?".  Sebbene nella riunione dell’altra sera ci sarebbe stato più d’uno a proporre di riformare la giustizia, sarebbe stato lo stesso Berlusconi a dire che il momento non lo consentiva. "Fare riforme così importanti in un momento in cui siamo già così esposti sui media - sintetizza un altro componente pidiellino - significherebbe semplicemente metterci tutti contro. A cominciare dal capo dello Stato". Quindi, è la conclusione, tanto vale cercare di studiare bene le carte e respingere "colpo su colpo" le iniziative dei Pm sia sul fonte giudiziario, sia su quello parlamentare.

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