Adinolfi: «L’incubo ormai è alle spalle»

Adinolfi: «L’incubo ormai è alle spalle»

Genova«Grazie a Dio, sto bene. Ai miei attentatori non dico nulla, ora la cosa più importante è che il peggio è passato. L’incubo è alle spalle». A quel punto, è scivolata una lacrima sul volto di Roberto Adinolfi, 59 anni, amministratore delegato di Ansaldo Energia, ferito lunedì a una gamba da un colpo di pistola sparato da due sconosciuti a pochi metri dalla sua abitazione. Vicino a lui, ieri mattina, uno dei tre figli, Mario, che lo ha accompagnato a casa dall’ospedale genovese San Martino, dove il manager era stato sottoposto poche ore dopo l’attentato a un delicato intervento chirurgico.
Adinolfi, ancora costretto a muoversi su una sedia a rotelle, è stato dimesso con una prognosi confortante: «Il paziente - hanno confermato i medici che l’avevano in cura - avendo terminato la terapia antibiotica e il ciclo di camera iperbarica, è in buone condizioni generali». Un po’ di conforto, dopo tante ore di angoscia, per i familiari, la moglie e i figli, uno dei quali, Francesco, 22 anni, al momento dell’attentato, aveva appena salutato il padre ed è stato il primo a soccorrerlo dopo il ferimento.
Adinolfi è uscito dal nosocomio poco prima delle 12, assistito da un’infermiera che ha spinto la sedia a rotelle fino all’ambulanza che lo avrebbe riportato a casa. Al momento di salire, il top manager ansaldino ha ricevuto gli auguri e la solidarietà di altri operatori sanitari presenti sul posto.
È stata disposta, intanto, dal ministero dell’Interno, su richiesta del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, una misura di tutela di Adinolfi che prevede la costante presenza, accanto a lui, di due carabinieri. I militari dell’Arma hanno, con molta discrezione, «preso in custodia» il manager fin dal momento in cui ha lasciato l’ospedale, e si alterneranno accanto a lui con i colleghi a tempo indeterminato, anche in considerazione delle rivendicazioni e delle nuove minacce diffuse nelle ultime ore dai gruppi anarchici del Fai.

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