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Via libera al pacchetto sicurezza. Piantedosi: "Garantiremo la legalità". Nordio: "Vogliamo evitare il ritorno delle Br"

Meloni: "Continuiamo ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini". Il ministro Piantedosi: "Misure che si inquadrano in una strategia complessiva messa in campo dal Governo per prevenire e contrastare criminalità e violenza"

Via libera al pacchetto sicurezza. Piantedosi: "Garantiremo la legalità". Nordio: "Vogliamo evitare il ritorno delle Br"
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"Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato nuovi provvedimenti in materia di sicurezza. Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo Governo porta avanti fin dal suo insediamento". Sono queste le prime parole della premier Giorgia Meloni affidate a Instagram subito dopo l'approvazione del decreto sicurezza.

"In questi anni abbiamo costruito un impianto chiaro: difendere i cittadini e mettere le Forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele. È lo stesso percorso che ci ha portato a rafforzare con diverse misure la protezione dei cittadini e della legalità, a contrastare il crimine organizzato, ad aumentare le pene per chi aggredisce uomini e donne in divisa, ad assumere quasi 40 mila operatori e rinnovare contratti rimasti bloccati per anni, con risorse mai stanziate prima", ha aggiunto il presidente del Consiglio nel suo lungo post. Ribadendo poi gli obiettivi perseguiti con il nuovo decreto: "Con i provvedimenti approvati oggi rafforziamo gli strumenti per prevenire e combattere la criminalità diffusa. Rafforziamo la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città. Introduciamo pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che diventa procedibile d’ufficio e la cancellazione del paradosso di finire indagato per sequestro di persona se fermi un ladro che ti ha appena derubato in attesa delle Forze dell’ordine".



E ancora: "Ci occupiamo anche del fenomeno delle baby gang, con una stretta sui coltelli e il divieto di vendere ai minori ogni strumento atto ad offendere. Introduciamo inoltre strumenti specifici per prevenire la presenza e l’azione di gruppi organizzati dediti alla violenza, che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare e che utilizzano le piazze come pretesto per creare disordini e distruzione", ha aggiunto la premier.

"Infine, una norma estremamente importante: se ti sei legittimamente difeso, non vieni automaticamente iscritto nel registro degli indagati, pur mantenendo tutte le tutele previste dalla legge".

E ha concluso con parole che suonano come una promessa: "Continuiamo così ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini".

Lega: "Dalle parole ai fatti". Salvini: "La Lega porterà la cauzione in Parlamento"
Immediata anche la reazione della Lega. "L’approvazione del pacchetto sicurezza è un’ottima notizia: dalle parole ai fatti", riferiscono fonti del partito subito dopo il via libera al decreto sicurezza arrivato nel corso del Consiglio dei ministri di oggi. Matteo Salvini, intervenendo a Otto e mezzo su La7, ha specificato, però, che nel pacchetto sicurezza "non c'è la cauzione, che continua a starmi a cuore. La Lega la porterà in Parlamento e sono convinto che la maggioranza si troverà".

"Chi sbaglia paga, chi lavora onestamente va protetto. A qualcuno lasciamo le chiacchiere: noi preferiamo agire", ha aggiunto Salvini su X.

Piantedosi: "Un ulteriore passo per garantire rispetto della legalità"

"Il nuovo pacchetto sicurezza rappresenta un ulteriore passo in avanti per rafforzare ancora di più la sicurezza dei cittadini e garantire maggiore rispetto della legalità nelle nostre città. Non interventi isolati, ma misure che si inquadrano in una strategia complessiva messa in campo da questo Governo per prevenire e contrastare criminalità e violenza", le parole del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi condivise su Instagram dopo l'approvazione del decreto.

Il pacchetto approvato con proficua discussione

"Il governo ha approvato dopo una proficua discussione due dei tre provvedimenti che si ripromette di approvare su sicurezza e immigrazione", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, spiegando che "la settimana prossima" sarà approvato un "disegno di legge sull'immigrazione". Piantedosi ha spiegato che il decreto legge sulla sicurezza approvato oggi è composto da 33 articoli, e il disegno di legge da 29.

Nessuna accelerazione per i fatti di Torino

Durante la conferenza stampa, il ministro Piantedosi ha sottolineato che quelle appena approvate "Sono norme di cui si è parlato, era noto che le stessimo studiando già prima dei fatti di Torino, questo dimostra che non sono stati i pur gravi fatti a portarci a queste scelte", ha detto rispondendo a chi gli domandava se gli incidenti alla manifestazione per Askatasuna abbiano spinto il governo ad accelerare inserendo nel decreto legge sulla sicurezza le norme sullo scudo e il fermo preventivo, inizialmente previste nelle bozze di un disegno di legge.

"Si era parlato nelle settimane scorse di un pacchetto complessivo di norme che il Viminale si era impegnato a distribuire nei due provvedimenti, poi - ha continuato Piantedosi - alla fine si è fatta una valutazione sistematica con i tecnici di Palazzo Chigi e con il sottosegretario Mantovano di dedicare il disegno di legge a misure organizzative e ordinamentali e inserire le norme con efficacia diretta nel decreto legge".

Le sanzioni per le manifestazioni responsabilizzeranno

Nel decreto sicurezza "abbiamo adottato una serie di spunti normativi sull'obbligo di preavviso della manifestazione, la cui inottemperanza è assoggettata a misure di carattere pecuniario molto importanti: se non è una cauzione, di fatto già anticipa il concetto di responsabilizzare chi presenta preavvisi di manifestazione", ha detto ancora Piantedosi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, rispondendo a una domanda sull'ipotesi di prevedere una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, caldeggiata in queste settimane dalla Lega.

Il fermo preventivo non è liberticida

Nel decreto sicurezza "viene introdotta la previsione del fermo di prevenzione. Preciso che l'interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, da ultimo ieri, ma è stata sempre molto proficua. Ci sono state giuste sottolineature ma il testo esce come era stato proposto sin dall'inizio". In conferenza stampa, poi, il ministro, ha sottolineato che il fermo di prevenzione "non è una misura liberticida, in molti ordinamenti è presente, e c'è il rapporto con l'autorità giudiziaria, a cui viene comunicato che la persona è accompagnata in un ufficio di polizia e trattenuta fino a due ore. Se poi dovesse ravvisare che non ci sono le condizioni può disporre la liberazione: è stato sempre così nella nostra formulazione, conosciamo i limiti fissati dalla costituzione sulla limitazione della libertà personale". Piantedosi ha spiegato anche che la norma attinge "a un'ipotesi di prevenzione molto pregnante, a condizioni indiziarie molto importanti sulla possibilità che possano essere compiuti in occasione di manifestazioni determinate fattispecie di reati, un pò come abbiamo visto negli ultimi giorni".

Coltelli e minori

Nella stretta sulla vendita e il porto di armi da taglio, "una parte della normativa riguarda i minori, con il divieto di vendita ai minorenni di strumenti atti ad offendere e la previsione di sanzioni amministrative nei confronti dei genitori", ha detto Piantedosi. "Il tema dei coltelli - ha aggiunto - è stato visto anche come una delle motivazioni per cui si può prevedere l'arresto facoltativo in flagranza per lo straniero e quindi il divieto di ingresso in Italia o l'espulsione".

Stabilizzate le zone rosse

Con il decreto sicurezza "vengono rese stabili le cosiddette zone rosse, molto apprezzate dai sindaci sul territorio nazionale", ha detto il ministro.

Confiscate le auto usate per produrre e trafficare droga

Con il decreto sicurezza "vengono estese, sempre come misure accessorie, la confisca dell'autoveicolo, o di altri beni registrati o non registrati, che vengono utilizzati per la commissione di particolari reati che abbiano agevolato i reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti.

La settimana prossima ddl immigrazione con blocco navale

"La settimana prossima ci sarà la valutazione di un più ampio pacchetto di norme sull'immigrazione, per dare supporto entro giugno all'entrata in vigore delle nuove norme europee sull'immigrazione. E ci sarà anche quello che giornalisticamente è chiamato blocco navale, ossia l'interdizione delle acque territoriali, con la possibilità, laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri, di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare procedure asilo", ha concluso Piantedosi.

Tajani: "Misure permettono alle forze dell'ordine di lavorare con maggiori tutele"

"Il Governo ha approvato delle misure urgenti per garantire maggiore sicurezza dei cittadini e permettere alle forze dell'ordine di svolgere al meglio il proprio dovere e con maggiori tutele. Misure a contrasto della criminalità diffusa, a cominciare dalle baby gang, disincentivando tra i giovani l'uso di coltelli e armi da taglio. Sempre nel rispetto della Costituzione, per la sicurezza dei cittadini e a difesa delle libertà personali", le parole du X del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Nordio: "La nuova norma non è uno scudo penale perché non dà impunità"

La nuova norma introdotta dal decreto sicurezza "non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l'impunità non c'è per nessuno, quindi è una parola impropria", ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in merito al nuovo provvedimento contenuto nel decreto approvato, che istituisce un registro separato per i reati commessi con "causa di giustificazione". "Abbiamo introdotto un principio che nasce da un equivoco di 50 anni fa. Quando 50 anni fa era stato introdotto l'istituto dell'avviso di reato poi diventato avviso di garanzia. L'istituto che era nato a garanzia dell'eventuale indagato si è trasformato in un'onta, in una condanna anticipata, sia da un punto di vista mediatico, sia professionale sia politico", ha sottolineato Nordio, precisando che la norma non riguarda solo gli agenti ma tutti i cittadini.

Poi ha aggiunto: "Chi controlla la polizia? La controlla la magistratura. E chi controlla la magistratura? Non esiste un potere senza un controllo" e per questo "noi stiamo cercando di introdurre la nuova riforma costituzionale. Oggi la magistratura è controllata da se stessa e dalle sue correnti, nel Csm e nella sua sezione disciplinare, che è una giustizia domestica. Con l'inserimento dell'Alta Corte, non più soggetta alla baratteria delle correnti che invece costituiscono una giustizia domestica, ci sarà un controllo attribuito alla magistratura - indipendente e autonoma - ma il controllo sarà anche sulla magistratura".

Il segnale di attenzione dello Stato

"Il messaggio che noi abbiamo voluto inviare è quello che la tutela penale, per quanto si dica che non è sufficiente a eliminare il crimine, deve comunque essere un segnale di attenzione dello Stato a mano a mano che si manifestano delle forme di criminalità, o perché sono nuove, come nel caso dell'intelligenza artificale o della delinquenza informatica, o perché sono antiche ma oggi ritrovano un rinnovo particolarmente pernicioso e particolarmente pericoloso", ha aggiunto il ministro Nordio commentando l'approvazione del pacchetto sicurezza. "Abbiamo introdotto pochissime fattispecie penalmente rilevanti. Sono state anche introdotte delle aggravanti per certi tipi di reati particolarmente odiosi. È stata introdotta la procedibilità d'ufficio per il reato di furto con destrezza, che è un'altra forma di aggressione essenzialmente verso soggetti deboli", ha sottolineato.

E, per quanto riguarda le Brigate Rosse, ha ribadito che "Cerchiamo, con un'attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano". Nordio ha precedentemente ricordato il fenomeno della Brigate rosse negli anni di piombo, un fenomeno "nato proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell'ordine che era stata trascurata. Ricordiamo le espressioni 'compagni che sbagliano' e 'sedicenti brigate rosse'".

Askatasuna e scarcerazioni, leggi inadeguate: stiamo intervenendo

"Per quanto riguarda la scarcerazione" degli antagonisti fermati dopo i fatti di Torino, "credo nell’indipendenza e nell’autonomia della magistratura. Sono stato io stesso pubblico ministero e anch’io sono stato criticato, potrei dire da sinistra, perché ho disposto la liberazione di una persona che altri avrebbero voluto in carcere. La magistratura applica. Se le leggi consentono che una persona che ha preso a martellate un poliziotto il giorno dopo venga messo ai domiciliari, vuol dire che le leggi sono inadeguate e carenti. Ed è per questo che stiamo intervenendo" per "cambiare", ha detto il ministro della Giustizia rispondendo a una domanda sulla scarcerazione di antagonisti di Askatasuna fermati dopo gli scontri di Torino.

E ancora: "Se io condivido o meno le espressioni del collega Salvini? Io dico che ognuno si esprime nel modo che gli sembra più congeniale e dà una spiegazione delle espressioni che usa", ha detto Nordio rispondendo a una domanda sulla reazione del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha usato la parola "vergogna" dopo la scarcerazione degli antagonisti di Askatasuna. "Io ho usato l'espressione blasfemo nei confronti di quelli che hanno detto che il Parlamento avrebbe con la riforma costituzionale sottoposto la magistratura al potere esecutivo e ho spiegato perché.

La parola blasfema significa oltraggio a un organismo sacro e, secondo me, il Parlamento è un organismo sacro, aver attribuito al Parlamento una cosa falsa, perché il Parlamento non solo queste cose non le ha dette ma ha "votato" una legge contraria, secondo me, era blasfemo. Magari chieda al ministro Salvini perché ha usato "quella "parola"", ha sottolineato il ministro della Giustizia.

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