Il corteo di Askatasuna era noto da giorni che sarebbe finito in quel modo. Si sapeva che ci sarebbero stati scontri, più tensioni ma d’altronde chiunque conosca anche solo minimamente quell’area ideologica era conscio del fatto che migliaia di anarchici e antagonisti non si sarebbero spostati su Torino solo per fare la sfilata di solidarietà. Lo sapeva anche chi ha partecipato al corteo, chi oggi si dissocia da quella frangia violenta composta da 1100-1500 individui bardati e irriconoscibili. E lo sapevano anche i politici che, nonostante tutto, si sono presentati alla manifestazione.
Oggi, il sindaco Stefano Lo Russo si è presentato in Consiglio comunale per fare le sue dichiarazioni e comunicazioni in merito a quanto accaduto e contemporaneamente l’opposizione di centrodestra si sta preparando a discutere già nelle prossime ore una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore Jacopo Rosatelli, rappresentante di Avs che però non era in piazza sabato. C’erano altri suoi colleghi di partito ma non lui, che però in passato ha sostenuto con fervore l’idea che il centro sociale occupato divenisse “bene comune” e trovasse una sorta di istituzionalizzazione.
“Chi copre i centri sociali non ha diritto di cittadinanza nel governo di Torino. Non ci si può piegare agli antagonisti per convenienza politica”, hanno dichiarato Augusta Montaruli, deputata torinese di Fratelli d’Italia e Maurizio Marrone, assessore regionale del Piemonte. Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, ha poi aggiunto: “C’è anche un sindaco che ha prima intavolato un percorso capestro di ‘legalizzazione’ di Askatasuna e che oggi tergiversa nel mettere alla porta chi va a braccetto con i delinquenti antagonisti. Ecco: anche lui, se non soprattutto lui, dovrebbe fare un passo indietro”. Dal canto suo, però, Angelo Bonelli che di Avs è portavoce assieme a Nicola Fratoianni non ci sta e minaccia querele: “Chi pensa di associare a noi quella violenza lo portiamo in tribunale, li portiamo tutti in tribunale perché la nostra storia è la storia di un movimento pacifico, non violento, riteniamo quelli che hanno compiuto quelle violenze nostri nemici”.
Nel frattempo il sindaco di Torino replica a chi chiede un’assunzione di responsabilità, “perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione. Ma è anche imprudente, soprattutto quando a farlo sono persone che ricoprono ruoli istituzionali dove servirebbero memoria e senso del limite”.
Inoltre, ha escluso qualunque ulteriore possibilità di collaborazione con Askatasuna e sostiene che “tornerà nella piena disponibilita' della città. È una scelta coerente con una linea che questa amministrazione ha sempre tenuto: governare gli spazi pubblici, non abbandonarli, e riportarli dentro un perimetro di regole, responsabilità e interesse generale”.