Si riaccende lo scontro politico sul caso Askatasuna. A sollevare nuove polemiche è il vicecapogruppo di Avs alla Camera Marco Grimaldi, che attacca il dispositivo di sicurezza predisposto nel quartiere Vanchiglia, dove sorge l’ex centro sociale sgomberato nei mesi scorsi. "Da quattro mesi a Torino ogni giorno decine di agenti in assetto antisommossa presidiano un posto vuoto, un luogo che fino a poco tempo fa era pieno di persone, di socialità e comunità. Ora, dopo essere stato sgomberato e murato, sembra davvero un posto occupato da forze che non lo vogliono restituire al quartiere", la sua analisi a proposito della situazione attorno all’edificio di corso Regina 47, oggi sorvegliato dalle forze dell’ordine.
L’esponente della sinistra rossoverde punta il dito anche contro quanto avvenuto sabato durante una manifestazione nella zona. "Sabato un corteo pacifico si è concluso con il solito bagno di idranti sui manifestanti, che non ha risparmiato nemmeno le persone uscite a guardare sui balconi", le sue parole destinate a riaccendere il dibattito sulle modalità di gestione dell’ordine pubblico nel capoluogo piemontese.
Nel mirino finiscono soprattutto i costi dell’operazione di presidio. "Il governo sceglie di spendere migliaia di euro al giorno - quasi 3 milioni in poco più di tre mesi, stando a quanto dichiarato dai sindacati di polizia - per controllare che nessuno si avvicini a corso Regina 47 (l'indirizzo della palazzina sgomberata da Askatasuna, ndr). E lo fa con grate, cemento e mezzi blindati che trasformano in check point gli angoli di Torino, come è successo di nuovo sabato sera quando oltre 15 blindati e tre idranti hanno chiuso le strade di Vanchiglia, per 'difenderla' da una street parade di giovanissimi”, il suo j’accuse: “Una zona rossa più pericolosa di ogni palazzo colorato come Askatasuna, il tutto pagato con soldi degli italiani".
Parole nette, tranchant, che chiamano direttamente in causa l’esecutivo e il Viminale.
Per questo Grimaldi annuncia una nuova iniziativa parlamentare: una interrogazione per sapere "quanti fondi pubblici siano stati effettivamente impiegati e con quali motivazioni il governo insista nel mantenere questo luogo militarizzato". L’ennesimo fronte politico su una vicenda che continua a dividere Torino e il Paese.