Caccia alle «spie» Perquisita la casa del leader No Tav

Il sistema di 'intelligence dei No Tav entra nel mirino della procura. La casa del leader carismatico del movimento, Alberto Perino, 67 anni, bancario in pensione, viene perquisita dalla Digos nel quadro di un'inchiesta aperta per istigazione a delinquere ma che in realtà vuole fare luce anche sul modo in cui gli attivisti ricavano le informazioni che poi utilizzano per scorribande contro il supertreno ad alta velocità in Valle di Susa. Perino, che in un precedente interrogatorio con i magistrati inquirenti si era definito «gandhiano» e «seguace di don Milani», rilancia: «Con il limite invalicabile di non far male a nessun essere vivente noi continueremo a fare di tutto per fermare l'opera», specificando che «i sabotaggi, metodi di lotta non violenti, sono l'unica strategia rimasta». I pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino, criticati dal Movimento 5 Stelle («solo certe inchieste sono ad alta velocità») e Rifondazione Comunista («clima di intimidazione»), scrivono nel decreto di perquisizione che «il movimento No Tav, utilizzando un apparato logistico-organizzativo al proprio interno, ha predisposto un'attività di controllo del territorio», creando una vera e propria «rete per la raccolta e l'elaborazione» di dati «funzionali a scopi illeciti in contesti nei quali vengono commessi gravi reati».