Nell'oasi politica torna il miraggio della crisi di un governo che in crisi non è. Dopo il flop referendario (viva le libere elezioni), è sembrato tutto buio e poi il terremoto. Le dimissioni sono arrivate, da quelle di Andrea Delmastro, il paladino antimafia contro il 41bis che - ve lo dice uno che non crede alle coincidenze - stranamente è finito invischiato in una storiaccia romana guardacaso in odore proprio di mafia (beati gli sciocchi e i creduloni), fino a quelle di Daniela Santanchè, la pitonessa che da ormai due anni risponde di accuse legate alla gestione di un'azienda che nulla ha a che vedere con il suo ministero. Ma che ha fatto un passo indietro perché la premier Meloni ne facesse uno in avanti. Poi c'è la polpa politica del pasticciaccio. Ed ecco il miraggio del campo largo. Quella sinistra bicefala Conte-Schlein che vince il referendum ma si convince di aver vinto le elezioni. È lo stesso errore che fece la sinistra bicefala Prodi-D'Alema quando impallinò il Professore, pensando che un voto parlamentare valesse quello popolare. E lo stesso peccato originale della coppia bicefala Letta-Renzi, quando l'ex rottamatore rasserenò l'enfant prodige di Andreatta senza passare dalle urne, ma poi vinse le Europee e si persuase di avere un mandato popolare. Che invece gli fu sempre negato, pur essendo uno dei più forti leader emersi nel Dopoguerra. Il fantasma torna anche adesso.
Il vecchio vizio della sinistra di guardare a Palazzo Chigi sempre per «interposta elezione» e questo perché dopo il Professore le elezioni vere non le hanno più vinte. Forza Italia docet: Berlusconi le vinse sempre in proprio.