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Caso Albanese, l’Ordine dà ragione a Molinari: annullata la censura

Annullata la censura: “Era solo un intervento critico”. E si riapre il fronte sulla narrazione

Caso Albanese, l’Ordine dà ragione a Molinari: annullata la censura
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Per mesi il nome di Francesca Albanese è stato brandito come un vessillo intoccabile da una certa area dell’informazione e della politica. Un simbolo costruito attorno a una narrazione unica, impermeabile alle critiche. Ma anche questa costruzione mediatica sta mostrando le sue crepe. A far emergere una realtà meno lineare di quella raccontata finora è una decisione che riguarda da vicino il mondo del giornalismo italiano e uno dei suoi protagonisti, Maurizio Molinari. Il Consiglio nazionale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti ha infatti ribaltato una precedente sanzione che gli era stata inflitta per alcune dichiarazioni rese nel luglio del 2025 durante la rassegna stampa di Rai News 24 in merito alla diplomatica Onu (in particolare sulle accuse di aver preso fondi da organizzazioni vicine ad Hamas e di aver mentito sul suo curriculum, ndr), smontando implicitamente una lettura ideologica.

Il punto è dirimente: ciò che era stato bollato come “parzialità” si rivela, alla prova dei fatti, esercizio legittimo di critica. Secondo quanto stabilito, infatti, "quello di Maurizio Molinari è stato un intervento critico ed è solamente come tale che andava valutato". Un passaggio che ristabilisce un principio elementare ma spesso dimenticato: il diritto di analizzare, discutere e contestare. Non solo. Il pronunciamento sottolinea anche che Molinari – difeso dall’avvocato Maurizio Martinetti – "non ha mai espresso il suo giudizio in merito alle singole accuse nei confronti di Albanese". Un dettaglio tutt’altro che secondario, che smonta l’impianto accusatorio costruito in precedenza. Queste le parole di Molinari: "E’ un provvedimento che ripristina e rafforza il rispetto della deontologia professionale dei giornalisti italiani, aggredita sempre più spesso da narrazioni basate su fake news".

Non è la caduta di un personaggio, ma forse l’inizio del ridimensionamento di un mito mediatico.

E forse, più che di una fine, si tratta di un ritorno alla normalità: quella in cui anche le figure più esposte devono accettare il confronto e in cui il giornalismo torna a fare il suo mestiere, ossia analizzare, porre domande, avanzare dubbi.

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