Si apre un nuovo capitolo legato all’imam della moschea di Via Saluzzo a Torino, Mohamed Shahin, destinatario il mese scorso di un provvedimento di espulsione da parte del Viminale, in quanto ritenuto un pericolo per la sicurezza nazionale ed esponente della fratellanza musulmana. Secondo quanto ci risulta da fonti istituzionali, però, la decisione della Cassazione che si è pronunciata il 9 gennaio, non è negativa ai fini dell’espulsione.
La Corte, infatti, pur non avendo deciso di rimandarlo in un Cpr come precedentemente stabilito dal Viminale (Shahin era stato detenuto a Caltanissetta), ha comunque accolto il ricorso presentato dal Ministero degli Interni, in particolare le eccezioni processuali sollevate dall’Avvocatura, rimandando la decisione finale ad altra sezione
della corte d’Appello di Torino che dovrà esprimersi in seguito. Ad oggi, quindi, la partita è ancora aperta. Se dovessero, quindi, confermare il trattenimento, Shahin potrà essere condotto nuovamente in un Cpr ed espulso.