La Cassazione va all'attacco: "Dal Cav accuse infamanti contro le toghe di Milano"

I giudici fanno quadrato attorno alla Procura di Milano e attaccano l'ex premier: "Richiesta di spsotamento dei processi solo per esigenze dilatorie"

La parola d'ordine è difendere i giudici della Procura di Milano. La Cassazione passa all'attaco e punta il dito contro il Cavaliere. L’assunto secondo cui esistono "contesti deliberatamente persecutori o complottistici dell’intera autorità giudiziaria milanese", mossa nei riguardi di Berlusconi "da non dissimulati e biasimevoli intenti punitivi di segno politico" è un’"accusa infamante", che "colpisce un presupposto o una precondizione irrinunciabili della professionalità e dell’onorabilità del giudice, quali il dovere di imparzialità e l’indipendenza di giudizio". E' questa la motivazione con cui il 6 maggio scorso, i giudici della Corte Suprema hanno respinto l’istanza dell'ex premier di trasferire i processi Ruby e Mediaset da Milano a Brescia per legittimo sospetto, istanza che, secondo i giudici, sarebbe stata ispirata da "strumentali esigenze latamente dilatorie", piuttosto che "da reali e profonde ragioni di giustizia".

Secca la replica dei legali dell'ex premier Nicolò Ghedini e Piero Longo: "La motivazione della Corte di Cassazione in merito alla richiesta di spostamento del processo a Brescia non appare in alcun modo condivisibile e i successivi accadimenti. In particolare la decisione assunta dalla Corte di Appello di Milano, dimostrano la fondatezza delle ragioni del presidente Berlusconi".

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