Chi tace e chi fa affari

Troppo facile far finta che l'emergenza sia finita, che in mare non ci siano decine di migliaia di disperati costretti a scappare dalle loro patrie e che le nostre città non siano sempre più invase dal popolo "invisibile" degli immigrati.

Chi tace e chi fa affari

Troppo facile far finta che l'emergenza sia finita, che in mare non ci siano decine di migliaia di disperati costretti a scappare dalle loro patrie e che le nostre città non siano sempre più invase dal popolo «invisibile» degli immigrati. Ieri il macabro conto delle vite disgraziate che si mettono su un gommone insicuro nella speranza di trovare un'esistenza più certa ha raggiunto quota centomila. Centomila. Anzi, 100.985. Tanti sono i migranti sbarcati in Italia nel 2022, più della somma degli arrivi nei due anni precedenti. Un esodo gigantesco passato pressoché sotto silenzio, fagocitato e poi risputato dal dibattito politico, nascosto dalla pandemia, da emergenze che sono sempre più emergenze e soprattutto sono meno divisive, calpestano meno il nervo sempre scoperto dell'ipocrisia del politicamente corretto. Per una parte dell'opinione pubblica e del mondo culturale progressista quello dei migranti è un argomento tabù, invasione è una parola censurata, proibita, messa al bando dall'algoritmo del buonismo. La galassia di sinistra di fronte all'allarme immigrazione ha due reazioni opposte e schizofreniche: da un lato nega categoricamente che esista tale problema, lo derubrica a fanfaronata elettorale di centrodestra, a paranoia da conservatore allergico all'inclusione. E poi dall'altro lato - che è solo la seconda faccia della stessa medaglia - fa affari politici ed economici sui migranti. L'industria dell'accoglienza non è solo una macchina elettorale buona per raccattare qualche voto radical chic, ma è anche e sopratutto una fabbrica di soldi, come hanno dimostrato le inchieste che si sono dipanate nel corso degli anni, da Mafia Capitale (vi ricordate la massima di Buzzi: «Con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga»?, correva l'anno 2014) fino al recentissimo caso che riguarda Aboubakar Soumahoro e la sua famiglia. Per anni abbiamo subito la spocchia intollerabile di chi voleva spalancare le porte dell'Italia a migliaia di clandestini - al netto dei pochi profughi verso i quali abbiamo il dovere dell'accoglienza - nel nome di un buonismo e di un multiculturalismo che hanno fatto da paravento ai traffici più loschi e indecenti, mentre nelle nostre città aumentavano la criminalità e l'insicurezza. Il dovere di un governo di centrodestra è spezzare questo circolo vizioso, gestire i flussi migratori, assicurare il rispetto della legalità e, soprattutto, coinvolgere l'Europa intera in un processo di responsabilizzazione e di redistribuzione dei migranti. Per questo ha fatto benissimo, ieri, il premier Giorgia Meloni a rivendicare le frizioni con la Francia di Macron proprio su questo tema.

Non si possono accettare veti e lezioni da un Paese che in un anno ha accolto poche decine delle migliaia di migranti arrivati sulle nostre coste. Perché l'Italia non deve essere mai più il campo nomadi dell'Unione Europea.

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