Il vero odio arriva da sinistra. E nel mirino c'è sempre Giorgia Meloni, attaccata dagli ipocriti che predicano tolleranza e alla fine scatenano il peggio contro il presidente del Consiglio. L'ultimo episodio della vergogna porta la firma di Globuli Rossi, un collettivo politico e culturale abruzzese. Uno degli ultimi post pubblicati su Facebook si concentra sul diritto internazionale e sul nuovo ordine mondiale, ovviamente scaraventandosi contro gli Stati Uniti dopo il blitz in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. E non poteva mancare il frontale senza freni contro il capo del governo.
Globuli Rossi affida a un P.S. finale la parte più becera del post. Scrive che Meloni "conserva, in ogni caso, il diritto di essere la prima a genuflettersi, graziosamente e senza profferir parola con il suo accento coatto". Come se non bastasse, viene aggiunto che Meloni è "protesa in avanti a mo' di pecora", e via con altre oscenità.
L'uscita social della pagina Facebook - notoriamente riconducibile, anche dal nome, ad ambienti della sinistra aquilana - ha trovato la ferma condanna di Fratelli d'Italia. I parlamentari abruzzesi Etel Sigismondi, Guerino Testa e Guido Liris hanno puntato il dito contro il post che contiene "attacchi volgari, misogini e insulti sessisti" al presidente del Consiglio. E hanno fatto notare che ancora una volta i cosiddetti pacifisti democratici hanno utilizzato un linguaggio "vile e denigrante, del tutto incompatibile con il confronto pubblico e sprezzante dei principi di rispetto che dovrebbero sempre improntare la dialettica democratica".
Per i parlamentari meloniani si tratta di una dimostrazione plastica del clima d'odio "che certa sinistra continua variamente ad alimentare". In effetti non siamo di fronte a un legittimo e sacrosanto dissenso politico, ma quel post si inserisce in una "preoccupante deriva del confronto, che mira alla delegittimazione dell'avversario mediante aggressioni personali, volgarità e sessismo". Il dibattito politico e la critica più feroce devono sempre restare all'interno del confronto civile, senza scivolare nell'odio "scambiando il merito dell'argomentazione con espressioni che richiamano solo violenza e discriminazione".
Sigismondi, Testa e Liris hanno espresso solidarietà e vicinanza a Meloni, "ribadendo che nessuna donna e nessuna persona deve essere bersaglio di attacchi sessisti o misogini per alcun motivo, tanto meno per il ruolo che ricopre, l'attività che svolge o le idee che rappresenta".
E hanno chiesto a tutte le forze politiche di abbandonare ogni ambiguità e di prendere le distanze da quanto accaduto: "La democrazia si difende anche così: condannando l'odio sempre e riportando il confronto sui contenuti, nel rispetto della dignità degli individui e del dibattito pubblico".