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Conte e Schlein all'attacco, ecco la solita sinistra anche sull'Iran

I leader di Pd e M5S non perdono occasione per attaccare il governo anche in questa difficile fase internazionale. Con la guerra che sta sconvolgendo il Medio Oriente non perdono occasione per attaccare Meloni e i suoi ministri

Conte e Schlein all'attacco, ecco la solita sinistra anche sull'Iran
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La solita sinistra italiana non perde mai occasione per attaccare il governo, strumentalizzando qualunque cosa, anche le notizie drammatiche di queste ore legate alla guerra in Iran, condiversi italiani rimasti bloccati nei paesi del Medio Oriente a causa del blocco dei voli. Al governo, a cui si chiede di risolvere tutti i problemi in un batter di ciglia, non si dà nemmeno il tempo di provare a farlo, che già piovono critiche e prese in giro.

La leader del Pd, Elly Schlein, tuona così in commissione congiunta Esteri e Difesa sui fatti in Iran, riferendosi ai ministri Tajani e Crosetto: "Il punto è sapere quale sia la strategia di Trump. Vediamo Trump che convoca il Board of peace e decide da solo insieme a Nethanyau dove e chi colpire, questo può aprire la strada a una pericolosa spirale di guerra. Qual è la strategia del governo? La vostra posizione suona come uno: stiamo a vedere che succede. Vi chiedo di non affezionarvi al ruolo di meri osservatori. E chiedo anche il perché la premier Meloni non abbia detto ancora una parola su quello sta accadendo". Poi ancora: "Ho letto che valuterete caso per caso per un supporto a queste azioni unilaterali. Vorrei sapere, vi hanno chiesto supporto? Che tipo di supporto? Questo azioni fuori dal diritto internazionale cozzano contro l'articolo 11 della Costituzione, che non consente supporto ad azioni militari".

“Khamenei era un dittatore sanguinario di cui non sentiremo certo la mancanza - ammette Schlein -. Al contempo noi riteniamo sbagliate e pericolose le azioni militari unilaterali fatte in violazione del diritto internazionale e scavalcando ogni tipo di sede multilaterale, tanto più se fatte mentre un negoziato è in corso. Se salta il diritto internazionale, vale solo la legge del più forte ed è un precedente preoccupante per il mondo. Siamo tutti convinti che il regime teocratico non possa e non debba sviluppare l'arma nucleare, questo l'abbiamo sempre detto – aggiunge -, ma il modo per impedirlo è per noi la via negoziale, diplomatica, non i bombardamenti che rischiano delle reazioni poi a catena. Siamo stati nelle piazze contro il regime teocratico e liberticida di Teheran e contro la repressione brutale che ha visto il massacro di decine di migliaia di manifestanti e abbiamo chiesto un impegno forte della comunità internazionale per il regime. Oggi quella comunità internazionale deve impegnarsi per una transizione democratica e pacifica in Iran, di cui per noi deve essere protagonista il popolo iraniano che ha lottato per la libertà e per la democrazia”.

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, affida la propria dura critica ai social: "A Chigi hanno da fare con la legge elettorale per prendere i pieni poteri e la riforma per evitare inchieste sgradite sui politici. Nel frattempo la pressione fiscale esplode oltre il 43% (record degli ultimi 20 anni, dopo il Governo Monti) e stamattina ci svegliamo con rialzi dei prezzi su petrolio e gas che daranno un'altra mazzata a cittadini e imprese, grazie alle azioni unilaterali di Stati Uniti e Israele per cui a Meloni non hanno fatto nemmeno uno squillo. Si erano presentati come un governo centrale, con un rapporto speciale con gli alleati, invece cadono dal pero e non riescono nemmeno a garantire gli interessi e la sicurezza del Paese. Lo dicono i fatti: un ministro della Difesa per giorni bloccato a Dubai con missili e droni sulla testa come un inconsapevole turista, il ministro degli Esteri col cappellino di Trump in mano che non sapeva nemmeno che un membro del Governo fosse in uno scenario di guerra, una premier Meloni sparita dopo i video su Pucci e le fake news sul referendum. Intanto il conto di una lunga catena di scelte sbagliate è a carico degli italiani".

"Anche noi chiediamo che la premier e i ministri vengano in Parlamento perché il dibattito non si può fare in tre minuti", afferma il segretario di SI Nicola Fratoianni. "È una questione che riguarda il Parlamento che non può essere compresso in 3 minuti. Siete ministri non commentatori né analisti: ci volete dire cosa pensate? Usa e Israele hanno attaccato un regime sanguinario oppressivo e tutti e tutte speriamo che il prima possibile il popolo iraniano possa riconquistare la libertà e ribaltare il regime. Ma le bombe come strumento di costruzione della democrazia hanno alimentato il fondamentalismo. Qual è il vostro giudizio? Condannate l'attacco all'Iran, la scelta unilaterale di Trump? Il ministro Crosetto - conclude Fratoianni - dice che valuteremo se ci sono richieste, possibilità di azioni congiunte. Di che cosa stiamo parlando, intendete portarci esplicitamente e direttamente in guerra? In una guerra unilaterale? Perché questo è il punto: io voglio sapere se il governo del mio paese difende il diritto internazionale”.

Lo scontro Tajani-Conte su Trump

Durante le repliche del ministro in occasione dell'informativa davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera c'è spazio per un acceso scontro tra Tajani e Conte. "A me Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto di amicizia lo avrà lei - ha detto Tajani replicando all'ex premier che lo aveva criticato poco prima per il cappellino Maga durante la riunione del Board of Peace -. Il cappellino era un regalo e io non sono stato mai in ginocchio né da Merkel né da Trump come ha fatto lei. E non mi vergogno di niente", ha aggiunto Tajani, mentre in commissione si alzava la bagarre tra le proteste dell'opposizione, a cominciare da Conte.

Secca la replica di Conte: "Signor ministro, non è una questione personale: quando lei si offende e dice che Trump non l'ha mai chiamato Tony, il problema è politico, ed è che non vi chiama proprio se non per firmare accordi su accordi insostenibili e per darvi un cappello".

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