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"Cooperiamo insieme". Ma le Ong sono le prime a non farlo

Mediterranea Saving Humans scrive una lettera al presidente Mattarella e al capo del governo Giorgia Meloni: "Basta guerra alle Ong, cooperiamo per salvare vite in mare"

"Cooperiamo insieme". Ma le Ong sono le prime a non farlo
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Una parte del mondo delle Ong sembra voler deporre l'ascia di guerra e dare termine al braccio di ferro che le contrappone, già da anni e non solo dall'inizio della nuova legislatura, al governo di Roma. Mediterranea Saving Humans, l'Ong italiana nota per aver avuto come capo missione l'ex attivista no global Luca Casarini, ha scritto una lettera indirizzata sia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che al presidente del consiglio, Giorgia Meloni.

Nella missiva, si chiede di mettere da parte ogni contrasto e lavorare assieme per salvare le vite umane e costringere l'Unione europea a porre fine "alla sua latitanza". Un passaggio quest'ultimo probabilmente volto a richiamare l'attenzione del capo dell'esecutivo, la cui maggioranza è sempre stata critica nei confronti di Bruxelles. La domanda viene però spontanea: Mediterranea è stata la prima nel 2019 a sfidare i decreti sicurezza voluti dall'allora ministro Matteo Salvini, è possibile pensare sia adesso la prima a mettere di lato le proprie differenze ideologiche con l'attuale esecutivo?

La lettera di Mediterranea

L'Ong ha pubblicato il suo appello sul proprio sito e l'ha diffuso nelle scorse ore su Twitter. "Vi scriviamo come Mediterranea, associazione italiana legalmente costituita, che gestisce le missioni della nave del soccorso civile “Mare Jonio”, battente bandiera italiana. Dopo la strage di Cutro, ad oggi, più di 100 persone, uomini, donne e bambini, hanno perso la vita in nuovi naufragi nel nostro mare. Al di là di qualsiasi considerazione, è una tragedia umanitaria che il nostro paese e l’Europa, non possono derubricare a fatale conseguenza della situazione corrente", si legge nella lettera.

Da qui, l'appello rivolto a Mattarella e Meloni: "Vi rivolgiamo con tutta l’umiltà possibile, un appello che nasce dal profondo della nostra coscienza: Basta guerra alle ONG, alle navi del soccorso civile. Cooperiamo per salvare in mare più vite possibili". Cooperare sembra quindi la nuova parola d'ordine di Mediterranea e di una parte del mondo delle Ong. La richiesta esplicita è quella di trovare assieme delle soluzioni, andando oltre i vari elementi che fino ad oggi avrebbero impedito ad associazioni ed esecutivo di dialogare.

"Produciamo un’azione sinergica, davanti a questo imperativo – salvare! – che possa indurre l’Unione Europea ad uscire dalla sua latitanza su questo tema e a mettere in campo una missione coordinata di soccorso in vista di un'estate che si preannuncia terribile dal punto di vista dei rischi in mare", prosegue la missiva.

ll richiamo alla latitanza dell'Ue può essere visto come il tentativo di trovare un punto in comune con Giorgia Meloni e l'attuale maggioranza di centrodestra. In campagna elettorale, la stessa Meloni più volte ha parlato dell'assenza delle istituzioni comunitarie. E, più di recente, dopo gli ultimi consigli europei il capo dell'esecutivo ha rivendicato di essere riuscito soltanto adesso a inserire il tema immigrazione nelle agende europee.

"Vi preghiamo di voler mettere davanti a tutto, posizioni politiche, strategie di lungo respiro, nemicità nei nostri confronti, il bene supremo del soccorso verso chi non ha colpe e chiede il nostro aiuto. Vi preghiamo di onorare fino in fondo la storia di questo paese, della sua tradizione millenaria di accoglienza e immigrazione. Togliere mezzi disponibili e utilizzabili per i soccorsi in mare equivale in questo momento a condannare a morte centinaia di persone"., continua la missiva dell'Ong.

La lettera poi si conclude con la ferma condanna degli accordi con la Libia, con Tripoli indicata come porto non sicuro per i migranti. Allo stesso tempo, si chiede di non delegare a una Tunisia in crisi il compito dei soccorsi. Con riferimento in questo caso anche alle parole pronunciate nei giorni scorsi dal presidente Kais Saied, definite razziste dai membri dell'Ong. "Prima si salva, poi si discute", è la chiosa finale di Mediterranea.

Ma le Ong sono pronte alla "pace"?

Se da un lato da parte di Mediterranea sono arrivate parole di apertura, dall'altro però sorge il dubbio sulla reale volontà dell'intero mondo delle Ong di cooperare con le autorità italiane. Gli attivisti nella lettera hanno parlato della fine di una guerra che, secondo la loro visione, è partita dal governo di Roma. E che quindi ora soltanto Palazzo Chigi può far terminare.

Le organizzazioni, in poche parole, non devono cambiare il proprio atteggiamento ma a farlo deve essere soltanto il governo. Eppure, già nel 2019 è stata proprio Mediterranea a muovere guerra contro i decreti Salvini sfidando l'allora esecutivo con la nave Mare Jonio. Un braccio di ferro ideologico e politico che ha visto contrapposto il mondo delle Ong all'allora capo del Viminale.

La guerra di quell'estate è stata combattuta da buona parte delle organizzazioni. Pochi giorni fa a Palermo è stata celebrata una nuova udienza del processo contro Matteo Salvini, nell'ambito del processo Open Arms. Una sorta di resa dei conti finale tra il leader della Lega e le navi umanitarie. La contrapposizione ideologica non è quindi mai cessata, né sembra essere pronta a cessare. Da qui il richiamo alla domanda originaria: davvero le Ong sarebbero pronte a una cooperazione?

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