Corsa a infangare il referendum sul Veneto libero

Non mi soprendono i dati emersi dal plebiscito, ma il tentativo della stampa nazionale di minimizzare l'esito clamoroso

Corsa a infangare il referendum sul Veneto libero

Polemizzare con i colleghi non è mai elegante. Farlo poi con Michele Brambilla, inviato ed editorialista della Stampa di Torino, lo è ancor meno per vari motivi. Eravamo amici e non lo siamo più, perché alcuni anni orsono l'ho contestato e lui si è inviperito a tal punto da querelarmi, sorvolando sul fatto che nel mio piccolo lo avevo favorito nell'assumere la direzione del quotidiano La Provincia di Como e, successivamente, chiamato a Libero come vicedirettore. Inezie? Non credo, ma può darsi.

Ora leggo sulla Stampa un suo articolo che mi lascia basito. Non riguarda me, ma il referendum che si è svolto la settimana scorsa nel Veneto circa la possibilità della regione di ottenere l'indipendenza dall'Italia. I dati emersi dal plebiscito sono stati impressionanti: hanno votato via Web e nei gazebo oltre 50 cittadini su 100 (cifra altissima), la maggioranza dei quali ha espresso il desiderio di staccarsi dall'opprimente Stato italiano. Fin qui, dal mio punto di vista, nulla di eccezionale, essendo nota la nostalgia del popolo in questione per la Repubblica Serenissima di antica memoria.

Ciò che invece sorprende è il tentativo della stampa nazionale - dei media in generale - di minimizzare l'esito clamoroso della consultazione, facendola passare per un fenomeno paesano, folcloristico, addirittura comico, «in stile Totò», secondo La Stampa, e quindi indegno di essere preso in considerazione. La mia sensazione è che Brambilla si sia prestato al gioco della vulgata conformistica, accreditando l'ipotesi che le aspirazioni indipendentistiche dei veneti non trovino riscontro nella realtà e siano semplicemente state enfatizzate a livello locale grazie a metodi truffaldini. In altri termini, gli organizzatori della conta sarebbero degli imbroglioni che hanno ciurlato nel manico per dimostrare ciò che non è: non sarebbe vero che hanno votato oltre 2 milioni di veneti in favore dell'autonomia, ma soltanto 100mila, a voler essere generosi, ossia una sparuta minoranza di cittadini e non una massa.

Ma quali sono le fonti cui si è abbeverato Brambilla per smentire la validità (quantomeno numerica) del referendum? Un consesso di scienziati informatici? Un gruppo di esperti (documentatissimi) del ministero dell'Interno? Nossignori. Brambilla ha preso per Vangelo le elucubrazioni del Corriere del Veneto, ossia l'edizione locale del transatlantico cartaceo di via Solferino (Milano). A questo punto bisognerebbe chiedere ai signori della citata redazione quali elementi abbiano raccolto per dichiarare fasullo il plebiscito. Nulla. Questo particolare fondamentale è ignoto. Il Corriere afferma che il «sondaggio» di cui discettiamo è stata una buffonata, ma non fornisce prove a sostegno della propria tesi, e tutti noi dovremmo comunque pensare che abbia ragione. Roba da matti.

Brambilla scrive: «Il referendum per l'indipendenza del Veneto, conclusosi nei giorni scorsi con una schiacciante vittoria del “sì” (89 per cento), si sta rivelando ancor più carta straccia di quanto si potesse immaginare. Si sapeva infatti che la consultazione sarebbe stata inutile: non aveva, e non poteva avere, alcun valore legale. Ma nessuno, francamente, si aspettava che si sarebbe rivelato addirittura una truffa, come invece pare proprio che sia, almeno a giudicare dall'inchiesta portata avanti dal Corriere del Veneto». Quindi Brambilla usa il condizionale per giungere a una certezza. «Pare» che il plebiscito sia una truffa, dice. Ma non spiega perché. Si fida delle pagine locali del Corriere della Sera, senza indagare in proprio. Troppa fatica. Meglio dare credito a tale Loris Palmerini, tecnico informatico padovano elevato a oracolo dai corrieristi veneti, secondo il quale il referendum sarebbe una bufala. Come fa costui a sostenere una simile tesi? Cita alcuni siti internazionali che si piccano di essere capaci di misurare il traffico su Internet. Peccato che tali siti si basino su programmi installati volontariamente dagli utenti. In pratica, essi sono in grado di monitorare appena 15 milioni di utenti su 2,7 miliardi di persone che nel mondo usano la Rete. E possono farlo soltanto nell'arco di almeno tre mesi. Ma su un'area assai limitata, quale il Veneto, non sono all'altezza di misurare un cavolo di niente.

Fa lo stesso. Per Brambilla la verità è questa: trattasi di truffa. Non sarà invece che la truffa è soltanto di Brambilla e della sua fonte, il Corriere? Travolto da questa valanga di calunnie, il promotore del plebiscito, Gianluca Busato, sta facendo verificare i risultati della sua iniziativa da un comitato di osservatori internazionali. A breve se ne vedranno delle belle.

Nessuno tiene nel minimo conto il fatto che l'Onu, con una propria risoluzione accettata dall'Italia, ha riconosciuto il diritto all'autodeterminazione dei popoli. Quanto accaduto in Crimea insegna. E aspettiamo di apprezzare quanto avverrà in Scozia e in Catalogna. Non solo. Vi sono sondaggisti veri, come Ilvo Diamanti, competente editorialista della Repubblica (che non è affatto un leghista o un indipendentista), o Nicola Piepoli, i quali hanno certificato sostanzialmente l'alta affluenza al voto dei veneti, confermando l'esistenza di un'ampia maggioranza a sostegno dell'autonomia della Serenissima.

Brambilla, prendine atto prima di sputare sentenze.

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