La domanda è più di algebra che di politica. Se la sinistra in Parlamento, ossessionata dal governo Meloni al punto da invocare clandestini e criminali a spasso liberi per il Paese pur di costruire un clima da campagna elettorale, canta «Bella ciao» per difendere coltelli e cacciaviti, stupratori e rapinatori recidivi, e poi si scopre che fornisce in Albania perfino il numero dell'avvocato del «pool rosso» che a spese dello Stato incassa soldi per trattenere nel nostro Paese migliaia di individui che dovrebbero essere rispediti indietro e con la fedina penale lunga come pateravegloria, quante volte la dovrebbe
cantare per far sparire le bombe degli anarchici che sfilano in piazza insieme ai partiti che si spacciano per difensori della Costituzione? O per disarmare i terroristi di Hamas e Hezbollah le cui bandiere già un anno fa sfilarono a Roma perfino alla Liberazione. Perché le indagini svolte dai pubblici ministeri che erano in prima linea nel fronte del No insieme ai leader della sinistra ci dicono che quella antagonista è la piazza più lontana dai valori della Resistenza della storia d'Italia, capace di risvegliare non lo spirito partigiano ma quello delle Brigate Rosse, e che ci sono gruppi armati che hanno come fine destabilizzare la Repubblica che questa
festa - voluta da Alcide De Gasperi - tentava per decenni invece di celebrare.
Insomma la violenza è diventata un format elettorale. E fa bene il governo ad andare avanti con il decreto Sicurezza. Firmato dal presidente Mattarella e inventato in quell'Europa di sinistra che in Italia riconoscono solo quando gli fa comodo