«Delmastro è stato uno dei protagonisti della campagna per il Sì e naturalmente la macchina del fango a orologeria se ne occupa nell'ultima settimana di campagna elettorale. Viene evocata una vicenda irrilevante, nella quale il sottosegretario ha compiuto in tempi non sospetti tutti i gesti corretti e tempestivi che ci si attende da un uomo delle Istituzioni». A parlare è Gianfranco Rotondi, deputato eletto con Fdi, dopo ore in cui polemiche e richieste di dimissioni piovono su Andrea Delmastro delle Vedove (foto a sinistra), sottosegretario alla Giustizia, di Fdi. La voce di Rotondi è si leva in sua difesa insieme a quella di Elisabetta Gardini, capogruppo Fdi, «fango su una vicenda inesistente». La vicenda del ristorante romano di cui era socio con la figlia di un malavitoso è stata resa nota dal Fatto a una manciata di giorni dal voto sulla riforma della Giustizia, e l'ipotesi dello scoop a orologeria viene avanzata non solo da Rotondi. Ma la vicenda del ristorante è documentata. Così anche chi, come Mara Carfagna invita a «non fare processi alle intenzion», dice anche che «la vicenda va chiarita». E che il posto giusto per farlo è la Commissione parlamentare Antimafia.
Il sottosegretario è in Calabria, impegnato in incontri sul voto del weekend. Non risponde alle telefonate. Ma ai cronisti che lo aspettano a margine di una manifestazione per il Sì risponde secco: «La mafia per me è una montagna di merda - dice - lo testimoniano tutta la mia vita politica, il livello di scorta che ho, le tantissime indicazioni di attentati». Sulla vicenda della società con Miriam Caroccia, figlia di un prestanome della «camorra romana» recentemente condannato, il sottosegretario aveva dato la sua versione già l'altro ieri: «Si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che si scopre essere la figlia di». Appena scoperti i legami della giovane, ha aggiunto, «ho lasciato la società. E l'ho fatto - aggiunge - per il rigore etico e morale che mi contraddistingue». La spiegazione di Delmastro non impedisce che il tono polemico della minoranza salga ulteriormente di tono, con richieste di dimissioni da parte dei due leader dell'opposizione, Conte e Schlein. Insieme a Delmastro viene presa di mira anche la premier Giorgia Meloni, che secondo alcuni articoli sarebbe stata al corrente da oltre un mese della vicenda che coinvolgeva il suo collega di partito. «Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara - attacca Schlein - ma non dopo il referendum. La pretendiamo subito». Invece la presa di posizione non arriva, nè dal capo del governo nè dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, impegnato in Veneto sul fronte del referendum. Il chiarimento, a questo punto, avverrà probabilmente dopo il referendum.
E Delmastro dovrà spiegare alla Meloni anche perchè a stipulare davanti a un notaio di Biella la società con la diciottenne Caroccia ci fosse con lui il Gotha di FdI in zona: compresa la vicepresidente della Regione, Elena Chiorino (foto a destra), da sempre vicina proprio a Delmastro.