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La democrazia è in pericolo

Questa è la nostra festa. Lo è diventata dopo tanti anni di ipocrisia camuffata da sapienza

La democrazia è in pericolo
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È la festa della Repubblica. La festa di chi ancora crede nell'Italia liberale. Anzi libera. La sinistra la festeggia con il velo e il burqa. Noi no. Scusateci se restiamo davvero legati alla nostra storia, alla democrazia e alla Costituzione che non è la più bella del mondo, come dicono a sinistra, ma certamente è meglio della piazza anarchica-islamista. Gli altri sono là mentre si festeggiano gli 80 anni del referendum che scelse la Repubblica. Sono in piazza con l'islamismo che sta progettando un modello alternativo al significato di quella scelta. Qualcosa che possiamo già vedere in Francia e in Gran Bretagna, come se avessimo già il secondo tempo del film o, come si dice adesso, la prossima stagione della serie che ci attende. Ce lo dicono proprio oggi, dai loro cortei. Qualcosa di antitetico alla nostra democrazia che compie ottant'anni. E che li sente tutti, pesantemente, addosso. Forse hanno pensato che raccontandoci che esiste una politica migliore di un'altra ci saremmo arresi al sistema dei governi tecnici, che tecnici non erano, dimenticando il popolo. Ma questa è la nostra festa. Lo è diventata dopo tanti anni di ipocrisia camuffata da sapienza. Lo è diventata perché noi crediamo al popolo italiano, rispettiamo le sue decisioni, sia quando si vince sia quando si perde.

Noi liberali rappresentiamo chi crede nel modello dell'alternanza, chi rispetta davvero il giudizio sovrano che viene dalle urne. Oggi è il compleanno della nostra bellissima Italia repubblicana. L'Italia di chi crede alla democrazia anche se vincono gli altri. Anzi, soprattutto in quel momento.

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