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I sondaggi a favore di Bonaccini, poi il ribaltone: cosa perde il Pd

Il presidente della Regione Emilia-Romagna, grande favorito della sfida, esce sconfitto nella corsa a nuovo segretario del Partito Democratico dalle primarie: il futuro politico suo e del partito è ora molto incerto

I sondaggi a favore di Bonaccini, poi il ribaltone: cosa perde il Pd

Gli elettori di sinistra ribaltano tutto: Stefano Bonaccini perde le primarie aperte del Partito Democratico dopo essersi invece aggiudicato i voti nei circoli da parte dei militanti. Il Pd vira così completamente tutto a sinistra, ribaltato dai voti delle primarie aperte. Nei prossimi giorni assisterà Elly Schlein essere ufficialmente proclamata nuova segretaria dai componenti dell'Assemblea nazionale dem e da quel giorno cominceranno le vere 'grane': non solo di quella che diventerà il decimo leader della storia del Pd (il quinto eletto direttamente nei gazebo), ma anche dell'intero movimento politico. Con chi si alleerà? Con Conte o riuscirà incredibilmente a trovare un accordo con Calenda e Renzi? Ma, soprattutto: dopo questa pesante batosta, quale sarà il futuro del presidente della Regione Emilia-Romagna, grande sconfitto del Congresso?

Le origini comuniste

Quello che è certo è che svanisce l'idea di un Partito Democratico che avrebbe potuto guardare più al mondo moderato piuttosto che a quello dei 5 Stelle e della sinistra radicale. Ma, con tutta probabilità, termina anche una certa ambizione di un esponente politico che puntava a diventare il punto di riferimento della sinistra moderata, con possibile vista su Palazzo Chigi nel 2027. I primissimi passi in politica di Bonaccini furono in realtà con il Partito Comunista, con il quale venne nominato nel 1990 assessore alle Politiche giovanili, alla Cultura, allo Sport e al tempo libero presso Campogalliano, il suo comune di nascita in provincia di Modena. I suoi genitori, poi, erano entrambi iscritti al Pci e gli hanno trasmesso la passione verso le tematiche sociali.

Ma il crollo del Muro di Berlino e la svolta della Bolognina voluta da Occhetto contribuirono a far spostare con il passare del tempo le sue posizioni ideologiche. Dopo i sette anni come assessore ai Lavori pubblici a Modena tra le fila del Pds, Bonaccini entra nel Pd e ne diventa segretario provinciale sotto l'ala di Bersani. Ma il legame con quest'ultimo non durerà tantissimo: la scalata di Renzi, sostenuto da Bonaccini stesso nel 2013, gli consente infatti di essere designato dall'allora sindaco di Firenze a responsabile degli Enti Locali nella nuova segreteria nazionale.

Le due vittorie in Emilia-Romagna

Ormai etichettato come "renziano di ferro", il Bruce Willis di Campogalliano (così lo aveva affettuosamente soprannominato proprio Renzi) si prende la Emilia-Romagna che era stata governata da 15 anni da Vasco Errani (che poi aderirà a Liberi e Uguali). L'affluenza, nel novembre 2014, è la più bassa registrata nella storia della Regione (37,7%) e – per un presidente emiliano-romagnolo eletto – la sua percentuale (49%) non raggiunge per la prima volta la maggioranza assoluta. Da questa vittoria elettorale "striminzita" (seppur sempre assolutamente legittima) Bonaccini riuscirà a migliorare nettamente la mobilitazione degli aventi diritto al voto (67,6%) in occasione del suo secondo mandato nella sede di via Aldo Moro a Bologna: merito anche di una polarizzazione tra la sua candidatura e quella della leghista Lucia Borgonzoni.

In questa circostanza, come non mai, la Regione è veramente contendibile e, in alcuni sondaggi, il centrodestra viene dato anche in vantaggio rispetto all'amministrazione uscente. Niente da fare però: la paura per la possibile ascesa di Salvini nelle regioni rosse, dettata a suon di manifestazioni anche dal neonato movimento delle Sardine, permette al centrosinistra di tirare un sospiro di sollievo e di riconfermare il presidente regionale nel gennaio 2020: 51,4% contro il 43,6% dell'attuale sottosegretaria alla Cultura.

Bonaccini dovrà scegliere cosa fare da 'grande'

L'immediata esplosione dell'emergenza Covid metterà in luce l'operato di Bonaccini nella gestione sanitaria: sia come governatore dell'Emilia-Romagna sia come presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. La visibilità istituzionale e il successo personale, in controtendenza con il crollo del Pd, fanno sì che Bonaccini diventi "naturalmente" il successore di Enrico Letta al Nazareno. Ma ecco piombare la sorpresa Schlein. La campagna elettorale per vincere il Congresso del Partito Democratico assomiglia molto a quella che confermò Bonaccini presidente di Regione tre anni fa: tuttavia l'insistenza sul suo pragmatismo, unita alla mancata demonizzazione costante nei confronti dei suoi avversari politici, questa volta non lo premia. Probabilmente condizionato anche da un'immagine che ne restituiva troppa supponenza in vista dei gazebo.

E ora dovrà fare i conti con un futuro politico piuttosto opaco, perlomeno da un punto di vista amministrativo. Non è così scontato che dia una mano alla nuova segreteria radical-chic, per quanto ieri ne assicurasse invece sostegno. Per legge, poi, tra due anni non potrà più candidarsi a governatore e la pesante sconfitta dell'altra sera ora lo mette in una posizione istituzionale "scomoda": anche perché la sua Emilia-Romagna gli ha voltato le spalle nei gazebo e, a "soli" 56 anni, il suo cursus honorum a livello governativo potrebbe non proseguire più.

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