Donna aggredita con l'acido «Costretta a versarlo su di me»

Donna aggredita con l'acido «Costretta a versarlo su di me»

VicenzaL'acido sta diventando un'arma di distruzione di massa. Usata soprattutto contro le donne, nel modo più vigliacco, spesso per assurde vendette. La quarta aggressione in un mese è avvenuta ieri a Vicenza. Giovanna (nome di fantasia), 31 anni, sposata, senza figli, è stata sorpresa da due uomini incappucciati che l'avrebbero costretta a versarsi addosso della soda caustica, rimanendo ferita al braccio e al gluteo, fortunatamente in modo non grave.
È successo tutto nel primo pomeriggio di ieri. La donna era sola nella sua villetta del quartiere di Anconetta, alla periferia di Vicenza, quando, secondo quanto ha raccontato più tardi alla polizia, è stata sorpresa da due sconosciuti armati di soda caustica e sarebbe stata costretta dai due a versarsi addosso l'acido. La signora si è messa a gridare dal dolore e il suocero, che abita lì vicino, si è precipitato fuori attirato dalle grida. «L'ho sentita urlare - ha raccontato - diceva di stare molto male. Sulle prime non mi ero neanche reso conto che fosse stata colpita con l'acido, l'ho vista stesa a terra e ho cercato di aiutarla».
Dopo aver capito la gravità della situazione, l'uomo ha chiamato i soccorsi, che in pochi minuti sono arrivati davanti alla casa dell'Anconetta. Durante la corsa all'ospedale San Bortolo si temeva che le ustioni fossero molto gravi e immediatamente Giovanna è stata portata in rianimazione. Col passare delle ore, per fortuna, l'allarme è rientrato. I medici hanno provveduto alle medicazioni del caso, trattenendola in ospedale per precauzione e ulteriori accertamenti.
Nel frattempo la polizia ha cercato di mettere assieme le tessere di un puzzle piuttosto complicato. A cominciare dalla denuncia per minacce presentata dalla stessa donna giovedì, il giorno prima dell'aggressione. Nella cassetta della posta aveva trovato dei foglietti con scritte inequivocabili: «Stai attenta, sappiamo quello che fai». Il questore di Vicenza, Angelo Sanna, e il capo della mobile, Michele Marchese, hanno subito cercato di capire se ci poteva essere qualcuno che avesse un conto in sospeso con la donna. E dall'archivio giudiziario è saltato fuori un increscioso fatto di cronaca di oltre dieci anni fa, quando la donna denunciò di aver subito una violenza sessuale. Nel 2009 un cittadino serbo venne riconosciuto responsabile e condannato. «La data del processo d'appello non è ancora stata fissata», ha precisato il questore. Uno dei sospetti è che l'aggressione sia legata a quel fatto criminoso.
Il suocero ha dichiarato di non essere a conoscenza della denuncia presentata dalla nuora. «Non sapevo nulla delle minacce - racconta - anche se un paio di anni fa c'erano stati degli episodi strani. A distanza di pochi giorni in due occasioni vi erano state delle intrusioni, ma i ladri non erano entrati in casa. Stavolta è successo qualcosa di grave». I vicini della signora si dicono sorpresi. Non hanno visto nulla, si sono accorti che era successo qualcosa solo dopo aver visto le ambulanze e le auto della polizia arrivare in massa in via Breganze. «Non era mai successo nulla di così drammatico - dice una signora - e sono preoccupata perché sono sempre le donne a rimanere vittime».
Il marito della vittima, un perito tecnico, era al lavoro e si è precipitato all'ospedale quando è stato avvertito dell'aggressione. Ha tirato un sospiro di sollievo solo quando i medici lo hanno rassicurato sullo stato di salute della moglie.

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