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Due piazze, due misure. Meloni vede i sindacati ma no alle fake di Conte

I timori di Chigi: da M5s falsità sul reddito, aizzano odio La premier a Cgil, Cisl e Uil: sul Pos siete come Bankitalia

Due piazze, due misure. Meloni vede i sindacati ma no alle fake di Conte

D ue piazze e due misure. È questo lo schema di Giorgia Meloni. Che dopo aver riunito i capigruppo di maggioranza sulla manovra, vede a Palazzo Chigi i sindacati per fare il punto anche con loro. Un faccia a faccia - quello con i leader di Cigl, Cisl e Uil - durante il quale la premier avrebbe sì aperto ad alcune modifiche su Opzione donna, riservandosi invece ulteriori valutazioni sulla richiesta di rivedere il meccanismo di rivalutazione delle pensioni. Un incontro in cui la presidente del Consiglio rassicura i sindacati su scuola e sanità, spiegando che «le coperture si troveranno nel Pnrr» e ribadisce che la flat tax «non penalizzerà il lavoro dipendente». Sul tavolo anche la norma per l’innalzamento del tetto per l’obbligo di Pos, con Meloni che avrebbe mostrato sorpresa davanti alla contrarietà dei sindacati: «Ma com’è possibile che avete la stessa posizione di Bankitalia? Guardate che ci guadagnano le banche...».

«Presidente - è la replica dei suoi interlocutori - forse non sa bene come funziona il sistema delle commissioni». Un confronto - il secondo da quando si è insediata a Palazzo Chigi - che non soddisfa Maurizio Landini (Cgil) e Pierpaolo Bombardieri (Uil), mentre è più morbida la linea di Luigi Sbarra (Cisl). I primi due, però, sono intenzionati ad andare avanti con le mobilitazioni di piazza per «chiedere profonde modifiche alla manovra» e confermano i diversi scioperi regionali già proclamati tra il 12 e il 16 dicembre. In un clima, però, di confronto, tanto che - nonostante le distanze - il dialogo resta aperto. «Il governo - spiega Sbarra - ci ha assicurato la disponibilità a programmare incontri con il sindacato. Il 12 gennaio ci sarà un tavolo al ministero del Lavoro per discutere di salute e sicurezza, il 19 gennaio partirà invece il confronto sulle pensioni».

La piazza con cui i canali di dialogo sono completamente chiusi, invece, è quella che va mobilitando da settimane Giuseppe Conte, pronto a usare la riforma del reddito di cittadinanza per accendere lo scontro. A costo - è la riflessione di qualche giorno fa del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari - di «veicolare vere e proprie fake news». È «un falso», infatti, che possa perdere il diritto al sussidio una «persona con sei figli minori a carico», come si lascia intendere in un «filmato diffuso da Conte».

Ma il leader del M5s ha ormai deciso di indossare i panni di novello Masianello, tanto che il suo tour per le piazze italiane è iniziato la settimana scorsa proprio da Scampia, dove il Movimento ha preso il 64% e nella regione che guida la classifica dei percettori del sussidio (la sola Campania ha l’equivalente di beneficiari di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Liguria messe insieme). Basta un attimo, insomma, ad accendere la miccia. Come peraltro dimostra la vicenda delle minacce via social a Meloni e alla figlia. Conte dice che chi lo accusa di alimentare tensioni è in malafede, ma è difficile non andare con la memoria alle sue ultime sparate da tribuno del popolo. Quella di settembre su tutte: «Togliendo il reddito Meloni vuole la guerra civile, lei che da oltre 20 anni guadagna 500 euro al giorno grazie ai soldi dei cittadini».

Nota di servizio: lunedì alle 18 a Milano torna in scena Mario Draghi, al suo primo appuntamento pubblico dopo la cerimonia della campanella che ha sancito il passaggio di consegne con Meloni. L’occasione è la presentazione del libro Un’Italia da vignetta di Emilio Giannelli, che si terrà nella Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera. L’ex premier dovrebbe attenersi al tema. Che, evidentemente, può significare tutto e niente. Chissà, per esempio, se ne approfitterà per un qualche accenno ai presunti ritardi legati al Pnrr o alla recente querelle su Bankitalia.

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