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Emiliano: "Non vedo l'ora di rimettere toga e andare in Procura". Poi la bordata a Decaro

L'ex governatore parla del difficile rientro in magistratura, della consulenza in Puglia e apre a una candidatura col Pd alle Politiche

Emiliano: "Non vedo l'ora di rimettere toga e andare in Procura". Poi la bordata a Decaro

Dal rapporto con Antonio Decaro al suo futuro in toga, Michele Emiliano a ruota libera nel corso di un’intervista rilasciata a “Telenorba”. Uno dei passaggi più interessanti riguarda proprio il futuro dell’ex presidente della Regione Puglia, che dopo 23 anni di aspettativa politica è in attesa della decisione della Terza Commissione del Csm sulle richieste formulate dalla Regione sull'aspettativa per ricoprire il ruolo di consulente dell'ente - domanda già bocciata tre volte. Una via d’uscita per evitare la nomina ad assessore che però sta incontrando più ostacoli del previsto.

Consulenza o toga?

"Il presidente Decaro a un certo punto mi ha chiesto di dargli una mano come consulente”, la versione di Emiliano: “Io gli ho detto: 'Guarda che io sono disposto a darti consulenze pure telefoniche gratuitamente', però evidentemente voleva darmi il segno della sua vicinanza. Io avevo detto all'inizio che era una costruzione un po' ardita, però lui ha voluto andare avanti. Dopodiché il Partito Democratico ha chiesto alla commissione sugli incidenti del lavoro di inserirmi come consulente, ma se io dovessi proprio scegliere, non vedrei l'ora di rimettermi la toga, di andare a fare il pubblico ministero in una Procura".

La bordata e il rapporto con Decaro

Poi la bordata all'attuale governatore: "Antonio è reo confesso: lo dice chiaramente a tutti che soffre la mia presenza, ma questo lo capisco. Perché io, per esempio, avevo un padre straordinario e non riuscivo neanche a guidare la macchina se mio padre era seduto accanto a me, però non l'ho mai lasciato a un distributore di benzina in attesa di passare a riprenderlo. Quindi si possono trovare dei modi di convivere nonostante questo problema". Infine la mano tesa: “Io, comunque, qualunque cosa dovesse fare Antonio, sono dalla sua parte e lo sosterrò in tutte le maniere perché ovviamente, come diceva mia madre, l'ho fatto io, non è che lo posso distruggere. Un voto? Il voto è sempre 10, nel senso che uno che riesce con tanta facilità a cambiare tanti ruoli, ad avere sempre un ruolo in primo piano, non può che avere il 10. Forse, ma parlo dei rapporti personali e non politici, avrebbe dovuto avere un po' più di coraggio di dirmi le cose come le pensava sin dall'inizio. Invece alle volte forse io l'ho un po' intimidito e non è riuscito a dirmi tutto quello che aveva in testa, però sono cose che succedono”.

Il difficile rientro in magistratura

L’ex governatore ha poi evidenziato le possibili difficoltà legate a un ritorno in magistratura, ponendo l’accento l’attenzione mediatica che ne deriverebbe: "Temo che la piccola Procura dove rischio di andare sarebbe un po' perseguitata dai giornalisti di tutta Italia che non vedrebbero l'ora di farmi una fotografia con la toga addosso. La legge attuale impedisce ai magistrati che hanno fatto politica di rientrare negli uffici giudiziari perché si considera un danno questo rientro, ma a me questa legge non si applica essendo andato in aspettativa prima". Emiliano ha inoltre motivato così il suo atteggiamento prudente: "Per rispetto nei confronti della magistratura sto cercando di evitare di rientrare in servizio proprio per evitare questo danno. Dopodiché, se però mi costringono a rientrare, io sarò felicissimo perché chi nasce magistrato muore magistrato". Per quanto concerne le possibili destinazioni ha aggiunto: "Ho mandato una lettera riservata al Csm, che dal Csm è scappata. Scappano le notizie - ha detto con il sorriso - pure dal Csm".

Apertura al PD per le Politiche 2027

Sul piano politico, Emiliano ha commentato l’eventualità di una candidatura alle elezioni politiche del 2027: "Se il Partito Democratico decidesse di candidarmi sarei felice, però non è un obbligo da parte di nessuno. Non è che uno per sopravvivere deve fare politica per forza. Mi rendo conto però che se qualcuno mi chiedesse di fare il deputato farebbe una cosa intelligente perché ho una certa esperienza e capacità di vedere il mondo col giusto distacco. Se decidono di non farlo perché sono troppo ingombrante, o creo agitazione, a me la vita non me la cambiano, questo è poco ma sicuro". Interpellato su possibili figure di leadership nel centrosinistra, si è soffermato così su Silvia Salis: "Credo di no, è appena diventata sindaco, deve farlo bene, non ha nessuna storia politica e per noi non ha nessuna connessione con tutto il mondo progressista che da tanti anni conduce una battaglia politica importante". Pur riconoscendone il potenziale, ha precisato: "È una figura interessante per il futuro, non per il presente."

La presentazione del romanzo “L'Alba di San Nicola”

Nel corso dell’intervista, Emiliano ha anche presentato il suo romanzo, “L'Alba di San Nicola”, raccontandone la genesi: "Se non mi avessero messo a riposo forzato, probabilmente questo libro non l'avrei finito perché sono stati questi 4-5 mesi quelli nei quali poi sono riuscito a finirlo, soprattutto di notte". "Mi è stato chiesto, devo essere proprio sincero, non è stata una mia esigenza. La casa editrice voleva un noir”, ha aggiunto: “Ovviamente ognuno quando comincia a scrivere fa una specie di lavoro dentro di sé ed è venuto fuori il ricordo soprattutto di mio nonno, perché questo libro è ambientato ai tempi della guerra di Libia nel 1911". Illustrando i temi del romanzo, Emiliano ha evidenziato: "È chiaro che la festa di San Nicola per noi è una cosa potente ed è potente anche la rabbia che abbiamo quando ci accorgiamo che le nostre opportunità di crescere, di cambiare la storia vengono frustrate dalla ragion di Stato. Perché il libro in definitiva poi racconta di questo tentativo di questa ragazza, Anna, la vittima, di cambiare il proprio destino: voleva diventare un avvocato e non ci riesce a causa di questo omicidio".

Infine, una riflessione sul proprio percorso professionale e personale: "Io ho fatto il magistrato per cambiare questo destino, soprattutto del sud, della mia città; mi sono accorto che l'azione penale non cambia il destino delle persone: forse ci riesce più facilmente un film, un libro o fare politica, perché la politica obiettivamente è la bacchetta magica che se funziona, cambia tutto, come al contrario se non funziona fa un disastro. Quindi è stato anche un momento di riordino interiore. Fermarsi, resettare le cose ricominciare e riorganizzare la propria vita, probabilmente si può fare cominciando anche a scrivere".

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