Quando il Pd era "morto" e "criminale". La giravolta di Giarrusso

Dai finti scoop alle Iene alla promessa di dimettersi da europarlamentare nel caso in cui avesse lasciato i 5 Stelle: la 'giostra' infinita di Dino Giarrusso, tra 5 Stelle, centrodestra e Partito Democratico

Quando il Pd era "morto" e "criminale". La giravolta di Giarrusso

"Nessuno può mettere Dino in un angolo", avrebbe potuto esclamare Patrick Swayze nel caso in cui, nella sua breve esistenza, avesse mai conosciuto – seppur indirettamente – il buon Giarrusso. E chi riuscirebbe mai a mettere in disparte il campione del mondo in carica di cambio delle casacche, nonché recordman della specialità? Perché, certo, abbiamo assistito più volte a diversi esponenti politici (anche decisamente più autorevoli dell'ex Iena) saltare su è giù attraverso tutto l'arco costituzionale; però mai in così brevissimo tempo. Una ventina di anni fa il Trio Medusa, grandi protagonisti dello stesso programma televisivo che ha lanciato Giarrusso a fine anni '10, gli avrebbero sicuramente intonato quella canzoncina che dileggiava tutti quei parlamentari i quali, una volta eletti con un partito, poco dopo approdavano a un altro dalle idee e dai programmi anche diametralmente opposti al primo. "Che salto, che svolta, che bella giravolta. Di qua o di là, sei proprio un gran voltagabbà: un voltagabbà… na!".

La mancata elezione a Montecitorio con i 5 Stelle

Peccato oggi non potere godere una scena del genere in tv. Anche perché, se da un lato Gabriele Corsi - il più famoso del Trio Medusa - nel frattempo è passato da inviato delle Iene a conduttore dell'Eurovision, Dino Giarrusso ha pensato bene di lasciare la trasmissione di Italia1 nel 2018 per approdare invece sul carro (allora dei vincitori) del Movimento 5 Stelle. A dire la verità gli inizi pentastellati non furono particolarmente esaltanti: candidato alla Camera cinque anni fa nel collegio uninominale 10 di Roma Monteverde, Aurelio, Gianicolense e Trullo, Giarrusso ottenne infatti un misero 27% che non gli permise di essere eletto a Montecitorio. Poco male, perché al neo-trombato di lusso ci penserà Lorenzo Fioramonti a trovargli subito un posto d’onore per lui: nientepopodimenoché segretario particolare dello stesso viceministro dell'Istruzione allora in carica. Un successone. Il suo ruolo è quello di aiutare Fioramonti a evadere segnalazioni inerenti presunte irregolarità all'interno di concorsi universitari. Il fiuto di Giarrusso è proprio quello adatto: lo stesso fiuto che, in un recente passato, gli aveva consentito di costruire diversi servizi alle Iene in cui una decina di aspiranti attrici accusarono il regista Fausto Brizzi di presunte molestie sessuali.

Uno scoop sensazionale, non c'è dubbio: le denunce erano talmente granitiche che Brizzi, nel 2019, venne prosciolto dal gip del Tribunale di Roma da tutti gli episodi menzionati perché "il fatto non sussiste". Nello steso anno, forse anche per la vergogna, Giarrusso emigrò a Strasburgo e Bruxelles una volta eletto parlamentare europeo. È il periodo del governo Conte 1, sostenuto dai 5 Stelle e dalla Lega, e Dino non manca mai occasione di criticare aspramente il Partito Democratico. Secondo lui il Pd è un "partito morto". Ma non solo: pesantissime furono le accuse contro la classe dirigente piddina dell'Umbria implicata nello scandalo della sanità regionale che poi portò alle dimissioni della governatrice Catiuscia Marini. "In Umbria c'è un'organizzazione criminale legata al Partito Democratico che deve essere stroncata esattamente come devono essere stroncati i criminali che spacciano la cocaina. Ed è strano che se ne parli poco". Inoltre, naturalmente, parlando a margine dello scandalo del Mose, "centrodestra e centrosinistra sono molto simili nel sistema".

Dino Giarrusso e le bugie sul mollare la poltrona

Peccato per lui che, dopo pochissimi mesi, il M5s si alleerà con il Pd per dare vita al Conte 2, nonché per sostenere il medesimo candidato governatore proprio in Umbria. Quello stesso Giuseppe Conte che, col tempo, "ha trasformato il Movimento nello zerbino del Pd". Ma non c'è problema, perché nel giro di qualche mese Giarrusso annuncia di lasciare il Movimento. Abbanonderà anche la poltrona da europarlamentare? Ma assolutamente no. Nonostante lui stesso si fosse lasciato andare a dichiarazioni del tipo: "Come nostra regola assoluta aurea c'è quella secondo la quale chi non è più in linea con il Movimento, al momento in cui lo lascia, si dimette anche dalla sua carica", criticando aspramente quei suoi colleghi pentastellati che avevano fatto la stessa cosa prima di lui. "A queste persone succede che della colla compare sotto i loro pantaloni all’altezza del sedere; questo mastice tiene incollati loro sulla poltrona", era il commento sarcastico in un video su Facebook.

Nel frattempo, sempre nella primavera del 2022, abbraccia Cateno De Luca, più volte alleato con il centrodestra in passato: l'obiettivo è quello di sostenere l'ex sindaco di Messina come presidente della Regione Sicilia con la lista 'Sud chiama Nord'. Tuttavia, in piena estate, Giarrusso molla De Luca e tenta anche di presentare la stessa dicitura del nuovo movimento per le elezioni politiche di settembre: l'esame ministeriale darà torto all'ex Iena e ragione a De Luca. Ora è arrivato l'annuncio dell'ingresso nel Partito Democratico e del sostegno a Stefano Bonaccini a segretario. Quello stesso Bonaccini che, nell'agosto scorso, veniva dileggiato da Giarrusso su Twitter per un uso disinvolto della grammatica italiana. Nel Pd avrà anche modo di rincontrare Mattia Santori.

Dell'ex sardina disse tre anni fa: "Dov'era lui quando noi facevamo la battaglia sui vitalizi? Era a sorridere e a scambiarsi simpatici sorrisi con uno dei più grandi disastri del nostro Paese che è stato Benetton". Anche Santori si era scagliato ferocemente contro il Partito Democratico e, solo pochissime settimane fa, ha deciso di iscriversi. Ma, del resto, chi si somiglia si piglia.

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