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Dalla flat tax al contante, il monito di Bankitalia sulla manovra

Rilievi su tasse, tetto al contante, reddito di cittadinanza, ma anche un elogio sulla prudenza delle misure. Così Bankitalia "legge" la manovra del governo Meloni

Dalla flat tax al contante, il monito di Bankitalia sulla manovra

Bankitalia commenta la manovra di Giorgia Meloni e ne sottolinea la prudenza, pur non rinunciando ad avanzare alcuni appunti. "Vista l'elevata incertezza del quadro economico e gli spazi di bilancio limitati, l'impostazione scelta appare prudente. La congiuntura nel Paese ha mostrato sinora una tenuta, con un andamento ancora favorevole degli investimenti. Gli inndicatori più recenti, però, indicano un rallentamento del trimestre in corso. Il quadro macroeconomico delineato nel documento di programmazione sostanzialmente non si discosta da questo scenario", ha detto Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica del Dipartimento economia e statistica della Banca d'Italia, in audizione sulla legge di Bilancio 2023 nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

In sostanza, Via Nazionale si riserva dal dare un giudizio finale sulla manovra scritta dalle strutture tecniche del Ministero dell'Economia e delle Finanze di Giancarlo Giorgetti e promuove l'idea secondo cui Roma dovrebbe affidarsi alla "piena attuazione" del Pnrr per completare la crescita e la ripresa e continuare sul sentiero della riduzione del debito e del deficit. - "Dato il livello alto del debito pubblico, l'incertezza sulle prospettive economiche ed il livello alto dei tassi di interese, l'obiettivo della riduzione del rapporto debito/Pil nel triennio è una scelta necessaria", ha fatto presente Balassone parlando delle prese di posizione del governo di centrodestra.

Balassone ha dichiarato che le strutture della Banca d'Italia hanno alzato da 35 a 39,2 miliardi di euro il valore stimato della manovra, sottolineando dove comunque Roma potrà compensare l'aumento dei costi stimati: "Tra le coperture la principale misura di entrata è l'introduzione di prelievi temporanei sulle imprese del settore energetico (4 miliardi il prossimo anno); dal lato delle spese i maggiori risparmi derivano dalla modifica dei criteri di indicizzazione al costo della vita delle pensioni (3,3 miliardi nel 2023 e circa 6,5 in ciascuno dei due anni successivi, al lordo degli effetti sulle entrate".

Sul fronte della spesa contro il caro energia, Via Nazionale spera che non siano rinnovate fino alla fine dell'anno alle stesse condizioni previste per il primo trimestre le misure da oltre 20 miliardi di euro per il caro energia. Qualora così fosse, nota Balassone, "il costo complessivo sarebbe nell'ordine del 3,5% del Pil, sostanzialmente in linea con quello supportato nel 2022. In questo scenario, sarebbe importante rendere le misure ancora più mirate e selettive, nonché finanziarle prioritariamente ricorrendo a risparmi di spesa o maggiori entrate". La relazione è ovviamente esclusivamente tecnica e non politica e non tiene conto delle impostazioni del governo su altri dossier, come l'aumento dell'estrazione di gas dai giacimenti nazionali o la ricerca di nuovi fornitori, che possono cambiare il quadro del caro-energia nazionale.

Moniti sono arrivati da Balassone essenzialmente su tre scenari. Il primo è quello dell'equità fiscale. "In un periodo di inflazione elevata, la coesistenza di un regime a tassa piatta e uno a progressività come l'Irpef comporta una ulteriore penalizzazione a chi è soggetto a quest'ultimo", ha dichiarato riferendosi all'estensione del regime semplificato sulle partite Iva fino a 85mila euro di fatturato. "La sussistenza di regimi fiscali eccessivamente differenziati tra differenti tipologie di lavoratori - ha spiegato - pone un rilevante tema di equità orizzontale, con il rischio di trattare diversamente, in modo ingiustificato, individui con stessa capacità contributivo". Questo, va detto, non tiene però conto della diversità intrinseca tra Partite Iva e lavoratori dipendenti sul fronte delle tutele, delle garanzie sul reddito e delle spese sostenute per welfare, previdenza e via dicendo.

Il secondo fronte è quello del tetto al contante e dei pagamenti Pos, su cui la manovra del governo Meloni allenta la stretta rispetto agli esecutivi precedenti. Per Balassone"l'introduzione di istituti che riducono l'onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del paese che anima il Pnrr e con l'esigenza di continuare a ridurre l'evasione fiscale".

Terzo punto è quello del reddito di cittadinanza. Bene la revisione, nota Bankitalia, per "risolverne le criticità". Ma Balassone mette in guardia dalla totale eradicazione in assenza di altre misure di contrasto alla povertà e, soprattutto, inclusione al lavoro. "L'efficacia del rafforzamento degli obblighi formativi per i beneficiari attraverso il sistema della riqualificazione professionale presuppone un'adeguata offerta di corsi, la cui qualità sia verificata in modo appropriato, nelle regioni economicamente meno sviluppate del Paese", ha concluso.

La relazione, dunque, ha carattere tecnico-operativo più che politico. E invita il governo Meloni a vigilare su ogni possibile rischio e asimmetria sul fronte dell'applicazione delle misure contenute in manovra. Una manovra che il premier stesso ha sottolineato, più volte, essere "politica", dunque discrezionale. Dunque anche i rilievi tecnici ci possono stare qualora non contengano un giudizio di valore sulle misure che, sul fronte delle dichiarazioni di Balassone, non c'è, visto il giudizio finale di prudenza complessiva della Legge di Bilancio. Le cui misure saranno da mettere a terra con attenzione per armonizzarle col resto dell'agenda di sviluppo del Paese e col futuro programma di governo del centrodestra.

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