Il fallimento del "campo largo": così i 5s scaricano anche Emiliano

Il vice presidente grillino Mario Turco si dissocia dalla linea di Emiliano che su Ilva ha aperto al governo Meloni. In settimana chiarimento con Conte

Il fallimento del "campo largo": così i 5s scaricano anche Emiliano

Dopo la rottura in Lazio, l'alleanza tra Pd e 5 Stelle si rompe anche nella prima e ultima regione rimasta governata dai giallorossi: la Puglia. La regione pilota del campo largo, con il governatore pm più grillino dei grillini, Michele Emiliano. I 5 stelle si erano candidati contro il governatore uscente, ma subito dopo le elezioni erano entrati in maggioranza su un programma sottoscritto da Conte ed Emiliano che più comune non poteva essere: no Tap, no Ilva, no trivelle, no al taglio degli ulivi con la xylella, no a tutto.

E di questa esperienza Michele Emiliano, e il suo soldatino a Roma Francesco Boccia, ne hanno sempre voluto fare un modello da estendere a tutto il Paese. Infatti i due, dopo aver accusato Letta di aver rotto il campo largo perdendo le elezioni, si sono schierati tatticamente uno con la Schlein l’altro con Bonaccini, proprio per spingere il campo largo in entrambi i fronti, oltre che garantirsi il sostegno di chiunque vinca. Ma ora l’alleanza rischia di naufragare proprio nella Regione nave scuola del grillismo.

E il motivo non poteva che essere Ilva. In questi giorni è calendarizzata in Parlamento la discussione sul decreto presentato dal governo, che pone tutte le condizioni economiche e giuridiche per far sì che lo stabilimento di Taranto torni a essere il più grande siderurgico d’Europa, come dichiarato dal presidente Meloni. Per far questo, tra le altre cose, il decreto reintroduce il famoso “scudo penale” abolito dai 5 stelle. “E’ una licenza di uccidere” ha detto il vice di Conte, Mario Turco, annunciando battaglia.

"Abbiamo presentato una mozione riguardante l'Ilva - dice Mario Turco - con cui abbiamo chiesto la chiusura delle fonti inquinanti, l’introduzione di maggiori tutele ambientali e sanitarie e ci siamo espressi contro la reintroduzione dello scudo penale. Tutti questi sono temi identitari e non negoziabili per il M5S. Sono obiettivi politici che abbiamo dichiarato in campagna elettorale e la loro condivisione è stata la premessa del nostro sostegno alla candidatura del Sindaco Melucci. Adesso ci chiediamo: cosa è cambiato? Il Sindaco Melucci non condivide più questi obiettivi? Vuole imprimere un cambio di linea politica dopo avere ottenuto voti dai cittadini sulla base di impegni che non sono ritenuti più attuali? Se così fosse -dice Mario Turco- troverebbero riscontro le voci sempre più insistenti di un dialogo tra il Sindaco e i rappresentanti di Italia Viva e Azione, a cui si vorrebbe allargare la maggioranza. Ma questi partiti con i loro esponenti, a memoria nostra e dei tarantini, non si sono mai realmente spesi per il bene della nostra città. E sono da sempre a favore dello scudo penale, del carbone e delle trivelle, lontani dai principi, dai valori e dagli obiettivi programmatici e politici del M5S, condivisi con lo stesso Sindaco. È chiaro che un’apertura a loro significherebbe un totale cambiamento di rotta da parte del primo cittadino, e il venir meno dell’obiettivo comune della transizione ecologica e della riconversione economica, sociale e culturale del territorio. Su questo è necessaria la massima trasparenza, non solo per il Movimento 5 Stelle, ma per i cittadini di Taranto che hanno il diritto di sapere cosa realmente stia succedendo a Palazzo di Città".

Sorprendentemente invece Michele Emiliano, che in passato ha sempre detto che lo scudo era “incostituzionale”, insieme a tutti i decreti del Pd, questa volta sia in commissione che al tavolo al Mise ha detto che “non contrasterò lo scudo penale, essendo politicamente d’accordo con il decreto e la linea del governo”. Lo stesso governo cui pochi mesi prima aveva detto di voler far sputare sangue nella "sua Stalingrado".

Eppure, come presentato da Urso in Consiglio dei ministri, nei nuovi accordi con Acciaierie d'Italia è previsto a Taranto un rigassificatore, un cementificio, aumento della produzione e mantenimento altoforni. Come mai allora Emiliano, che in passato ha scatenato la sua furia contro il suo stesso partito per molto meno, ora è cosi accondiscendente con un decreto di così grande impatto ambientale e produttivo?

Ilva in tutto questo non c’entra niente: la ragione è politica. In quello che Emiliano ha sempre chiamato “il patto dei pugliesi” e che metteva attorno a sé, e alle poltrone da lui elargite, esponenti di ogni colore, ha sempre avuto due soli ostacoli che non si sono mai piegati al suo sistema: Raffaele Fitto e Marcello Gemmato, entrambi ora al governo. Con in mano i salvadanai più importanti per la Puglia: Pnrr, Giochi del mediterraneo, fondi sanità.

Per questo Emiliano ha la necessità di aprirsi altri fronti nel governo. I 5 stelle invece hanno colto l'occasione per rilanciare la loro battaglia identitaria contro il siderurgico, problema che Di Maio disse di aver risolto in tre mesi, ma che è ancora vivo. E quindi ora i grillini sono disposti a perdere un assessore regionale e uno comunale per una forte battaglia nazionale.

Di questa rottura ne approfitta il Terzo polo, che prova a mettersi in mezzo. E mentre il sindaco di Taranto del Pd scrive “Dobbiamo chiarire la linea politica comune sull'ex Ilva con tutti i livelli cittadini, regionali e nazionali”, i calendiani si dicono pronti a sostenere il sindaco No Ilva se abbandona i 5 stelle. "Daremo il nostro sostegno – affermano i consiglieri regionali del Terzo polo all’iniziativa politica del sindaco Melucci e della sua amministrazione sul grandioso tema della produzione, della prosperità e della sicurezza ambientale, tenendosi aggrappati alla prova scientifica e alle migliori e più avanzate tecnologie, piuttosto che agli illusionismi degli sciamani".

Ma qual è la posizione del sindaco del Pd? La chiusura dell'area a caldo Ilva, e quindi, automaticamente, di tutto lo stabilimento che senza area a caldo non ha più ragione di esistere. Posizione che non solo ha continuato a ribadire nei documenti ufficiali fino a una settimana fa, ma che l'ha portato anche a firmare ordinanze sindacali per lo spegnimento degli impianti (dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato) e a impugnare proprio il decreto del piano ambientale firmato da Calenda nel 2017, il cui ricorso, ancora in piedi dinanzi al Tar, potrebbe chiudere la fabbrica per sempre.

Calenda di questo sa tutto, e infatti ha sempre contrastato il sindaco Pd di Taranto: "Bisogna sconfiggere Melucci che è il sindaco più pusillanime e irresponsabile mai conosciuto in cinque anni di governo. Unico fondamentale obiettivo” disse Calenda appoggiando il candidato di centrodestra “unica deroga ad personam verso Melucci. Su Ilva e altri dossier gli ho visto fare cose inenarrabili. Giravolte, decisioni assurde, disposizione di chiusura degli impianti fatte a cavolo”.

Ma stavolta la giravolta rischia di farla Calenda.

E’ ancora fresco lo schiaffo preso una settimana fa in consiglio regionale: i suoi tre consiglieri hanno ufficialmente comunicato di essere in maggioranza, ma il Pd gli ha dato il ben servito. Proprio dopo una telefonata di Conte ad Emiliano. A giorni dovfebbe esserci il secondo chiarimento.

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